Dall’argomentario sull’iniziativa per l’espulsione lunedì, Feb 18 2008 

Il Corsaro pubblica qui sotto il primo capitolo dell’”Iniziativa popolare per l’espulsione dei criminali stranieri (Iniziativa espulsioni)” dove l’UDC che valuta la situazione attuale che abbiamo in Svizzera. L’argomentario completo è disponibile su http://www.ausschaffungsinitiative.ch/

Da sempre numerosi stranieri hanno cercato in Svizzera una nuova patria, sia come rifugiati, sia cercando lavoro. L’economia svizzera si è sempre servita e continua a servirsi tuttora di personale straniero. Senza di esso, parecchie imprese non si troverebbero oggi al posto che occupano. Per questo, la Svizzera ha sempre accolto generosamente gli stranieri in cerca di lavoro, offrendo loro delle interessanti prospettive professionali e personali.

Altrettanto, il nostro Paese ha laddove possibile sempre aiutato, dando rifugio a innumerevoli immigranti che con le loro famiglie fuggivano dal proprio paese. La tradizione umanitaria svizzera è non a caso ben nota in tutto il mondo.

Ma con l’immigrazione di massa da paesi sempre più lontani e di cultura diversa, questa tradizione umanitaria è messa a dura prova. Malgrado che ormai da diversi anni è chiaro che il numero d’immigranti oltrepassa massicciamente le capacità d’accoglienza della Svizzera, la maggioranza dei politici e dei partiti è rimasta inattiva. Nonostante gli avvertimenti dell’UDC, l’immigrazione di massa via asilo non è stata contrastata efficacemente.

Al contrario: i limiti all’immigrazione vengono vieppiù soppressi e perfino gli stranieri criminali e che abusano delle prestazioni sociali non devono più temere l’espulsione dal Paese. Quale triste conseguenza di questa politica, siamo oggi confrontati con una quota altissima di criminalità e con una percentuale di stranieri del ca. 21%, malgrado che il numero delle naturalizzazioni sia aumentato negli ultimi quindici anni a quasi 50’000 l’anno. Questo massiccio aumento delle naturalizzazioni non viene come sempre considerato dalle statistiche federali, nonostante le richieste dell’UDC.

La quota di stranieri nelle prigioni, nell’assistenza sociale, nell’AD e nell’AI è sproporzionatamente alta. La a volte difficile integrazione degli stranieri sfocia in crescenti difficoltà per le scuole e per i comuni. I giovani si vedono obbligati ad evitare le città perché giovani bande di stranieri danno libero sfogo alle loro violenze nelle strade. In molte scuole le nostre lingue nazionali sono diventate lingue straniere, e nelle prigioni si deve offrire una vasta gamma di menu per rispettare tutte le abitudini religione e culturali possibili.

L’immigrazione incontrollata e in particolare la mancanza d’integrazione portano a sempre maggiori costi e rischi per lo Stato e ad una sempre più evidente infiltrazione nella cultura cristiano-occidentale del nostro Paese.

Il nostro ordine liberale viene sempre più sfruttato da stranieri per portare avanti la politica nel proprio paese in Svizzera o addirittura per contrastare il nostro sistema giuridico.

È tempo di imporre nuovamente le regole del nostro Paese. Chi è qui ospite, deve in primo luogo darsi da fare lui stesso per la sua integrazione. Chi è qui ospite, deve assumersi la responsabilità per sé stesso e per la sua famiglia. Chi è qui ospite deve osservare le nostre leggi e rispettare i nostri usi e costumi. Chi non si adegua a questi princìpi deve lasciare la Svizzera.

Il Corsaro: analisi dei fatti di Locarno mercoledì, Feb 13 2008 

L’accaduto di Locarno ha sicuramente del tragico, ma un’attenta analisi ci illustrerà subito che non può esser definito “tragedia”. È infatti un caso esemplare di crimine con elevata violenza come ne succedono numerosi in Svizzera, e anche i meccanismi seguenti all’accaduto sono tipici

Cominciamo con l’osservare i colpevoli: si tratta infatti tre giovani provenienti dai Balcani. Sono esattamente questi rappresentanti coloro che più facilmente sono disposti ad aggressioni, furti e consumo e spaccio di stupefacenti. La giustificazione più adeguata per questo atto è il loro passato problematico e la realtà di immigrati; noi riteniamo che questi argomenti sono troppo vaghi e superflui per esser veramente presi in considerazione: sono interessanti e discutibili però di concreto producono solo poco. È inoltre incomprensibile colpevolizzare il periodo e la celebrazione del carnevale visto che normalmente questa festa non provoca “incidenti mortali”. Riteniamo invece più realistico dubitare fortemente della cultura e dell’educazione dei tre giovani. Un’etica che tollera la violenza, il male e le bassezze, un’etica che appunto porta a compiere crimini una grande maggioranza di compatrioti dei tre giovani, e ciò spesso a spese di cittadini corretti.

È grazie alla politica irresponsabile e condotta senza nessuna valutazione della sinistra a cui dobbiamo la mancanza di sicurezza nelle nostre città. Indubbiamente una delle nostre più grandi sfide che ci attende nell’imminente futuro e cercare le risoluzione dei problemi che ci causano persone come i tre omicidi. Proprio l’indirizzo alla ricerca della società più multiculturale possibile che tanto fa sognare la sinistra ha di nuovo presentato al pubblico ticinese uno dei proprio frutti. Ci domandiamo perciò se era veramente necessaria la perdita di una vita umana innocente per dimostrare che la presenza di certe culture, molto differenti della nostra, sono inadeguate a restare nel mondo occidentale? Noi crediamo di no ma siamo certi che ancora oggi la difesa di una nostra immagine cosmopolita, accogliente, paradisiaca è una delle priorità degli esponenti dell’alleanza rossa/verde/azzurra! La stessa alleanza che ci ha procurato miliardi di debiti nelle assicurazioni sociali, il fallimento del sistema scolastico, l’aumento della criminalità e l’aumento delle imposte per poi cercare di marginare questi problemi.

Anche i media come la polizia hanno il loro funzione in questo gigantesco meccanismo: sono esattamente questi due ingranaggi che hanno cercato, com’è da loro abitudine, di nascondere identità e soprattutto origine dei criminali. Solo alcuni giorni dopo vennero svelati lasciando naturalmente l’amaro in bocca a molti.

Passiamo alle previsioni future, che malauguratamente possiamo fin troppo immaginare: grazie al nostro sistema giuridico troppo flaccido in concomitanza con la bontà di giudici e procuratori i tre Balcani avranno solo un corto soggiorno in un penitenziario. Per qualche anno verranno foraggiati con soldi pubblici e trascorreranno una ragguardevole villeggiatura liberati da ogni impegno. Scontata la pena avremo persone segnate che molto difficilmente saranno reintrodotte nel mondo del lavoro e perciò finiranno per vivere di soli sostegni economici provenienti dalle casse statali.

Riteniamo perciò che sia adeguata una rivalutazione dell’iniziativa UDC per l’espulsione e far notare la necessità di riconsiderare il sistema giuridico svizzero.


PPD: quo vadis? venerdì, Gen 18 2008 

Il Corsaro dedica a tutti i pipidini questo testo, buona lettura!

Partito storico, era nel ‘800 l’antagonista per eccellenza del PLR. Sua caratteristica principale era l’ideologia di stampo conservatore legata al Cristianesimo e ai valori ad esso correlati. Un tempo occupava il posto della destra e aveva come riferimento elettorare il ceto medio-basso.
Oggi (inizio 2008) abbiamo un partito di centro-sinistra con a destra il PLR e a sinistra PS. I valori Cristiani sono stati smantellati come anche l’ideologia conservatore, veri fondamenti e fari per l’elettorato. Si cerca (e ciò specialmente a livello nazionale) invece d’impossessarsi della socialità di sinistra, della politica estera liberale e delle idee finanziarie di destra. Questa confusione è il motivo principale dell’indebolimento, che ora ha solo avuto una piccola pausa, che dura da decenni. Le classiche roccaforti conservatrici, valli e cantoni della Svizzera centrale, sono sul punto di cedere alle continue ondate causate da ondate di dubbiose ali progressiste, in continua crescita all’interno del partito.
Ora che sono riusciti a colpire l’UDC, questo partito tenta di conquistare il posto che credono libero cercando in ogni modo di copiare, banalmente, le idee del partito di maggioranza; chiari esempi di questa strategia, per modo di dire, sono: il manifesto elettorale copiato e solo ritoccato minimamente, l’assemblea svoltasi sulla cima del Säntis e, come ultimo, l’obbiettivo di abbassare.
Che tragica storia per un partito che ha conosciuto periodi e rappresentati gloriosi!

È morta la democrazia! venerdì, Gen 18 2008 

L’odierno giorno, il 12 dicembre 2007, entrerà sicuramente nella parte buia e triste della democrazia svizzera. Mai come oggi il Sovrano della Nazione fu più umiliato. E ciò per mano di chi? La risposta è semplicissima: il Partito Popolare Democratico.

Ma per concepire pienamente questo scandalo dobbiamo ritornare alle elezioni dell’attuale legislatura, il 21 ottobre 2007. In quel giorno abbiamo il culmine delle estenuanti lotte preelettorali, e chi ne raccoglie i frutti è chiaramente l’UDC che compatta resta dietro al ministro della giustizia. Ed è esattamente grazie a questa chiara e trasparente politica che il partito di maggioranza riesce a conquistare il 30% dell’elettorato. Con questa percentuale l’Unione dei Democratici svolge il ruolo antesignano nella conquista di seggi, è infatti un primato mai raggiunto da nessun altro partito.

Questo risultato si deve naturalmente al Sovrano che con un chiaro segnale ha dimostrato di voler continuare sulla linea del Consigliere Federale Blocher. Ma proprio oggi uno dei partiti storici in governo ha dimostrato l’interesse che nutre nei confronti della popolazione: presso che zero!

Con questo calpestare di diritti e democrazia si possono solo giustificare i molti dubbi che sorgono come ad esempio il motivo di continuare ad andare a votare. Che valore possiamo ancora attribuire al nostro sistema elettorale se è la minoranza e non la maggioranza a decidere? La Svizzera si sta trasformando in un’oligarchia intellettuale e perbenista? Il Corsaro lascia queste domande aperte e attende.

Discorso di C. Blocher venerdì, Gen 18 2008 

Dr. C. Blocher

Discorso tenuto il 13.12.2007 davanti alle due camere dopo la decisione della signora Eveline Widmer-Schlumpf che gli costò il seggio di Consigliere Federale

Quattro anni fa venni eletto in Consiglio Federale da questo Parlamento. Accettai l’incarico e con tutta la forza, la miglior sapienza e coscienza mi misi a disposizione del nostro paese e del nostro popolo. Non voglio presentare ora il bilancio del mio lavoro, lo farò al 28 di dicembre. Oggi mi avete allontanato da questa carica attraverso una non elezione, una non scelta, e senza praticamente motivare il vostro operato.Il bello di questo paese è che il Parlamento ha il potere di allontanare delle persone dal governo, ma allo stesso tempo non può allontanare nessuno dalla vita e dall’attività politica. (Scoppio d’applausi)Sono indeciso tra sollievo, delusione, e indignazione; lo potete facilmente intuire. Perché indignazione? Non tanto perché avete eletto un altro Consigliere Federale, ma piuttosto per come l’avete fatto. Sollievo perché d’ora in avanti potrò di nuovo dire ciò che penso e parlare di questioni su cui prima dovevo tacere a causa di bei titoli come collegialità, concordanza, ecc. che ingiustamente mi precludevano la libera parola. Questo è il vantaggio, adesso potrò parlare su tutto. Cosa non ho sentito in questi ultimi mesi- e qui parlo soprattutto con il PPD-: concordanza, quasi come un tempio sacro; tolleranza, la più alta delle virtù; collegialità, fino all’abnegazione; segreto d’ufficio, spesso per nascondere molto sporco e cose che nessuno poteva vedere. Svelare tutto ciò è possibile grazie all’opposizione (segue l’etimologia che proviene dall’italiano, ndr) se lo si necessita dopo questo giorno. Prova di rendimento, volere del popolo, bene del popolo non erano certamente i motivi di questa scelta, lo era invece la necessità di reprimere qualcosa.
Sono allora escluso da questo governo, ma non dalla politica. Tutte le lettere, che ho ricevuto ieri e questa notte in cui figurava il timore che abbandonassi la politica e mi ritirerei in qualche luogo nella Riviera, fanno i conti con la persona sbagliata! Mi metterò a completa disposizione della politica, fuori dal governo. (scoppio d’applausi)
Staremo a vedere i risultati di ciò. Forse porterà governo, e soprattutto Parlamento, ad agire nel giusto per paura dell’opposizione che svelerebbe tutto. Ciò sarebbe l’ideale-
Oggi vi accontentate con un governo composto da 3 partiti e due esponenti che non appartengono più a nessuna frazione. Vi auguro buona fortuna e posso tranquillizzare chi di voi ha paura che io esca di scena – non lo farò -, i miei avversari invece li posso preoccupare.

Stile ed unità venerdì, Gen 18 2008 

Stile ed unità dell’UDC sono argomenti su cui si è già discusso molto e perciò il Corsaro ritiene che debba anche lui dire la sua.

Cominciamo col stile, e qui soprattutto quello del dottor C. Blocher, dagli avversari definito rozzo e tirannico, dai suoi fedeli popolare e simpatico. Secondo quelli che l’hanno estromesso dal Consiglio Federale il suo modo di fare era inaccettabile, un vero pericolo per la collegialità (che a quanto pare è diventata una vera caratteristica svizzera di cui vantarsi) e un insulto alla tolleranza. Ma sono veramente questi i problemi oppure è la paura di non poter progettare e realizzare affari che saboterebbero la nostra Nazione? L’espressione di questa libertà che si è guadagnata il CF è l’immediato aumento delle spese della Confederazione o l’aumento del costo del tabacco.
Interessante osservare come la descrizione fatta dal suo collega signor Cuchepin, che per chi non si ricorda era “Duce” e altri aggettivi riconducibili a fascismo e nazismo, non abbia minimamente colpito il mondo di media e politica. A quanto pare insulti e mobbing sono accettabili e quadrano benissimo in palazzo federale, invece la verità, il pragmatismo e politicizzare seguendo un filo conduttore è maleducato e perciò deve esser tagliato fuori.
Riguardo le affermazioni pronunciate da Blocher in occasione di una visita in Turchia crediamo che siano banali in confronto all’attacco, alla sovranità e al potere decisionale del popolo, guidato dalla CF Calmy-Rey riguardo le promesse fatte sulla questione del miliardo di coesione di nazioni che hanno poco a che fare con la confederazione ma molto di più con l’UE.

Abbandoniamo questo tema scottante e passiamo ad altro: l’unità e il sistema tra le varie ali. Tralasciando l’interessante storia di questo partito facciamo un resoconto della situazione contemporanea: abbiamo la parte bernese/grigionese, che ha perso il suo splendore antico e si accontentava fino al 12.12.2007 di seguire quella zurighese (ma diffusa in quasi tutti i cantoni) a cui si devono tutti gli ultimi successi. Grazie ai cosi detti blocheriani, vera forza trainante, sono riusciti a conquistare un vero seggio in CF e a diventare il partito con la maggiore potenza elettorale. Ormai giunti quasi all’apice, i “moderati” decidono di rinnegare la loro appartenenza e con un colpo mancino tentano, in alleanza con tutta la sinistra schierata, di eliminare i fautori del successo e il volere di quasi 30 % dell’elettorato! Al posto di gridare allo scandalo perbenisti, sinistra e media preferiscono giustificare il tradimento, abbandonare l’elettorato e sconvolgere le decisioni di esso.

…..ed ora si riparte per arrivare ancora più in alto sabato, Dic 15 2007 

SVPEffetto Blocher, fioccano le iscrizioni UDC anche in Ticino, Rusconi: “Sono i PPD delusi dall’appoggio alla sinistra”

Nei cantoni di Argovia e Zurigo sono state più di 2500 le iscrizioni in 24 ore. In Ticino 23.

BELLINZONA – L’effetto Blocher si fa sentire. E non solo nelle roccaforti blocheriane. Se nelle sezioni zurighesi e argoviesi dell’UDC sono arrivate nelle ultime 24 ore più di 2.500 iscrizioni, in Ticino le adesioni hanno registrato un’impennata sorprendente. “Siamo sorpresi. In due giorni 23 nuovi iscritti” ci dice il presidente dei democentristi ticinesi Pierre Rusconi. “Questo in reazione dell’estromissione di Blocher. Sicuramente”. – aggiunge Rusconi.

Ma da dove arrivano i nuovi iscritti? “Sono soprattutto persone provenienti dal PPD, delusi dall’appoggio dato alla sinistra” dice con una certa soddisfazione il presidente.

Importanti i numeri ticinesi anche “perché prima delle elezioni federali avevamo una media di due o tre iscritti al giorno. Dipende dagli stati emotivi del momento”.

E l’effetto Blocher rappresenta una interessante novità nello scenario nazionale. E’ questo un ritorno all’interesse nei confronti della politica e del ruolo dei partiti?

Iniziativa Espulsioni lunedì, Dic 10 2007 

Il manifesto che tratta l’”iniziativa popolare per l’espulsione dei criminali stranieri (iniziativa espulsioni)” polarizza come hanno fatto solo poche iniziative in questi anni. La novità consiste soprattutto nel fatto che ci sia una campagna elettorale basata su un unico manifesto. Ad una settimana dalle elezioni federali i programmi degli altri partiti non sono ancora stati presentati. E parliamo degli stessi partiti che hanno abbondato con critiche nei confronti dell’UDC e che hanno costruito una campagna politica reattiva nei confronti del partito democentrista; so­prattutto rispetto all’ala zurighese. L’unica notizia finora era la posizione relativa alle idee UDC, specialmente quelle di matrice zurighese. Tutto ciò mi porta a credere che i partiti storici siano in realtà sprovvisti di valide idee e cerchino di conseguenza questa divisione: con C. Blocher o contro C. Blo­cher.

 

 

Il culmine del ridicolo e della mancanza di coerenza da parte degli esponenti del “politicamente cor­retto”, che predicano ininterrottamente tolleranza, libertà e rispetto, è il modo unilaterale con cui questi valori vengono garantiti alla popolazione. Perché se verso certi stranieri (che nella loro visione sociale sono “sfruttati”) valgono questi tre concetti, ciò non vale per più del 26% degli elettori (e per più di 85’00 membri che sostengono l’UDC). Per questi cittadini non vale la tolleranza, perché vengo­no spesso definiti xenofobi, razzisti e populisti; non vale il rispetto, perché vediamo come vengono imbrattati i manife­sti con i candidati e non vale neanche la libertà, perché vengono attaccati con manifestazioni dove non si risparmia violenza. Tutti questi atti hanno come unico scopo l’esclusione dalla so­cietà civile di chi cerca invece di affrontare i problemi e di risolverli: queste persone vengono rappresentate come ignoranti e ”barbari” intimoriti di fronte al diverso.

 

 

Mi chiedo come faccia l’area “progressista” ad essere contraria ad una iniziativa che cree­rebbe più sicurez­za per svizzeri e stranieri e che eliminerebbe ogni sentimento del onnipre­sente razzismo. Azzardo che la sinistra tema proprio che possa venire a mancare questa continua “situazione d’allar­me”, perché non saprebbe più affrontare una situazione senza delle “vitti­me” da proteggere. Anche le innumerevoli commissioni non avrebbero più un’occupazione e molto probabilmente dei suoi membri, che per la maggioranza sono stati “piazzati” dal par­tito, non avrebbero più un’occupazione.

 

 

Cito solo alcuni dati, quelli che più fanno pensare e che più dovrebbero preoccupare: la percentuale straniera dei criminali è del 50%. Sappiamo che in Svizzera abbiamo una per­centuale di stranieri del 20%, si deduce da ciò che questi delinquono quattro volte di più.

 

 

È interessante notare che se siamo arrivati a questa spiacevole situazione, dove abbiamo grandissimi problemi con violenze e abusi causati soprattutto da stranieri, è colpa dell’irre­sponsabilità di certe aree politiche. Che curiosamente sono esattamente le stesse che ora sono contrarie a ri­solvere i problemi! Trovo inoltre molto sconcertante come la controparte banalizzi e ridi­colizzi questi dati (dati, non statistiche!), che ci mostrano, senza tema di smentita, la real­tà dei fatti. È forse proprio questa obiettività che fa paura e rompe la bolla di sapone in cui vivono coloro che sono contrari alla risoluzione di problemi che appartengono tristemente alla quotidianità. Mi inter­rogo su come fac­ciano allora a prendere delle decisioni, a sapere cosa necessita la popolazione Svizzera e come risolvere i problemi odierni se non sono disposti a prendere realmente atto di questi fatti. È probabile che le gravi lacune della politica fatta negli scorsi anni, che ci ha portato in piena crisi e a grossi in­debitamenti, siano derivate da questo trascurare la realtà.

 

 

Riguardo le accuse di vittimismo fatte non intendo neanche spendere una parola, visto che sono stati pub­blicati i documenti che provano le azioni compiute a discapito del re­sponsabile del DFGP.

RISPOSTA ALL’ARTICOLO “NORMAN GOBBI VADA A IRREGGIMENTARE CASA SUA, NON LA SCUOLA PUBBLICA!” PUBBLICATO DAL SISA. lunedì, Dic 10 2007 

Dopo aver letto la spavalda pretesa di un insignificante manciata di piccoli ribelli mi sono sorti molti dubbi.

Uno certamente è vedere come il nostro ridicolo sindacato apprezzi le decisioni di chi di solito dovrebbe essere il nemico da combattere. Probabilmente questa incoerenza può venir spiegata dal lavoro prodotto negli ultimi 45 anni dal nostro gruppetto (che oltrettutto si fa anche pagare per le baggianate scritte) : NIENTE!!!

Il $I$A, che di indipendente ha ben poco visto che è una filiale del nostro Partito Comunista, è gestito da uno studente di storia di 25 anni (si può facilmente capire che non conosce più la realtà delle Scuole Medie Superiori) e da alcuni buontemponi che gli fanno da satellite.

L’infimo livello intellettuale di queste persone lo si percepisce quando dicono : “solo paesi in crisi d’identità necessitano di far vedere ai bambini quanto sia esaltante fare il militare”. È curioso notare come siano soprattutto paesi che loro idolatrano a presentare queste caratteristiche: la Russia ha ancora nel programma scolastico l’esercitazione con armamenti veri (per intenderci il Kalashnikov) nonostante la guerra fredda sia già finita da quasi due decadi.

Inoltre è interessante leggere, dall’immensa quantità d’ipocrisia, slogan demagoghi come “discorso della libertà” e “non un mero organismo al servizio del potere” dichiarati da progressisti che con la continua statalizzazione vogliono raggiungere esattamente quello che accreditano a qualcuno di stampo liberista!

Docenti che vogliono illustrare ai propri allievi quali sono i doveri che spetteranno loro nel futuro non sono certamente da scoraggiare, anzi vanno incoraggiati e devono fungere da modello agli innumerevoli insegnanti che cercano invece di indottrinare politicamente gli studenti.

Devo a questo punto implicitare alcuni punti che il $i$a deve seguire:

  1. Basta impicciarsi in questioni estranee all’educazione (parlo della tematica delle basi NATO) e occuparsi esclusivamente dei veri problemi scolastici.

  2. Acquisire una sufficiente serietà : ossia non solo a manifestare rivestiti con piume di pavone, ma sostituire le belle parole con fatti.