Impianti invernali di risalita, vergogna. lunedì, Set 29 2008 

Pubblichiamo qui l’articolo di un articolo di un nostro lettore che ci permette di pubblicare in anteprima il testo che apparirà solo prossimamente sui giornali cantonali.

 

 

Vorrei dire la mia sulla questione della revisione e ripartizione dei finanziamenti alle stazioni invernali Ticinesi da parte del C.d.S.

Innanzi tutto come cittadino Bleniese, non tollero che per “salvare” una stazione sciistica (Airolo) e sovvenzionarne altre 2 (Cari e Bosco Gurin), se ne perdano per strada  2 (Nara e Campo Blenio), non meno importanti!

Nara e Campo Blenio necessitano, per far quadrare i bilanci, 200’000, rispettivamente, 100’000 franchi, che sommando è lo stesso importo che il Cantone regala a UNA delle due stazione sovvenzionate, quindi 300’000 possono equivalere a salvare non una sola ma DUE stazioni sciistiche!, o si finanziano tutte, oppure si lasciano a bocca asciutta tutte e 5 e si va a praticare sport invernale nei Grigioni, visto che, durante la conferenza stampa del 25 settembre, il direttore di Grischconsulta, Roland Zegg ha espresso che dai dati emersi dal rapporto che Grishconsulta ha elaborato, sulle condizioni delle stazioni invernali del nostro cantone, è uscito che nel nostro cantone non c’è piu possibilita di andare avanti ancora tanti anni con le queste stazioni, quindi, come ha dichiarato Zegg: venite tutti a sciare nei Grigioni cosi gli affari del cantone Grigioni miglioreranno!!

Mi domando se i nostri beneamati consiglieri sono giu solamente a firmare scartoffie … perche si è sempre sentito dire di cercare di salvare il salvabile delle zone turistiche del cantone, una di queste è la valle di Blenio, con le sue infrastrutture, quindi vi domando di non gettare via soldi per finanziare “robe” inutili!, qualche cosa sul fondo della cassa resta sempre, quindi spero che ne potete scaraventare un po’ per finanziare le stazioni di Nara e Campo Blenio, se no poveri frontalieri se non possono andare a sciare o slittare al Nara, se esso chiuderà, dove andranno?!

Ancora un paio di ragionamenti sul Nara, fino ad ora è stata sempre una stazione che non ha mai  ricevuto alcun finanziamento cosi grossolano, dallo Stato e dal Cantone,  come nel resto delle altre stazioni! Al contrario delle altre! Se si è potuto tirare avanti fino ad ora è grazie al comune di Acquarossa, senza dimenticare gli aiuti economici di ditte e privati (oltre ai pochi sussidi dal cantone),  e principalmente un grazie al gruppo degli Amici del Nara che si sono messi a disposizione per permettere sempre ogni inverno una buona riuscita della stazione!

Quindi enuncio, a voi, amici Bleniesi, che se i bravi Consiglieri non si diano da fare su questa questione, diciamo basta alle imposte cantonali da spedire a Bellinzona!!!

Illuminismo: scheda di lettura Diderot e Voltaire sulla visione dell’altro mercoledì, Giu 11 2008 

 Abbiamo la fortuna di poter pubblicare questo lavoro sull’Illuminismo redatto da un nostro affiliato. L’autore ha tentato, osiamo dire con successo, di fare un interessante confronto tra due scrittori di quel periodo. Non ci resta quindi che augurare buona lettura facendo notare che su richiesta si può ricevere l’opera anche in formato Pdf.

 1,Voltaire, opere trattate:

  • L’America ( titolo originale: Essai sur les moeurs et l’esprit des nations)

 2.Diderot, opere trattate:

  • Supplemento al viaggio di Bougainville ( 1771)

 

Presentazione e commento delle opere:

1.L’America, Voltaire

La tesi generale di Voltaire è che non conveniva la conquista dell’America: non agli americani originari, e questo è di immediata percezione. Ma neppure agli europei. Gli scritti sull’America di Voltaire sono compresi – come un compatto trattato o un dizionario nell’Essai sur les moeurs et l’esprit des nations, al quale il filosofo si era dedicato con un esplicito programma intellettuale: «Mi sembra che abbiamo considerato la storia soltanto alla stregua di una compilazione cronologica. Mi sono sforzato di fare, come meglio ho potuto, la storia dei costumi, delle scienze, delle leggi, delle usanze e delle superstizioni. Vedo quasi esclusivamente storie di monarchi, voglio storie di uomini». Come confronto polemico, Voltaire ha dunque quella storiografia dominante che è sempre, come diceva Petrarca, «elogio di Roma»: la storia celebrativa, degli splendori, delle gesta, delle cronache e degli annali. E i materiali da cui parte per scrivere sull’America (di antropologia, di geografia umana, di etnologia, di sociologia, oltre che di storia politica) sono solo i documenti che riflettono le opinioni ufficiali del tempo, le memorie, i libri, le immagini a stampa: e tale ne doveva essere la sensazione di enormità che il suo trattato diventa una galleria delle sciocchezze sull’America (ognuna delle quali nasconde ingiustizia) e delle sue sarcastiche risposte, sfociando nel razzismo, che assumono una connotazione schizzofrenica se le si paragona ai giudizi espressi da Voltaire nel Candido, i concetti si antepongono decisamente. Le risposte sarcastiche derivano dal fatto che Voltaire, si fornisce da fonti antiche e gli aristocratici illuministi si aspettano che dai viaggi risulti proprio quello descritto dai libri. L’aristocrazia, vivendo isolata, visto che i ceti sociali non entravano mai in contatto tra di loro, aveva una percezione della realtà distorta, quindi i trattati sull’America di Voltaire risultano basati su stereotipi, pregiudizi dategli dal tipo di fonti già citato in precedenza. A togliere per noi ogni alone ideologico ai concetti di tolleranza, ragione e libero pensiero, e darne la misura concreta di rifiuto e di sconcerto per i luoghi comuni dominanti.

Citazione: (Essai sur les moeurs et l’esprit des nations), CLVX, vol. II, pp. 334-35

Gli abitanti delle isole di questo continente erano una specie nuova di uomini: nessuno di loro aveva la barba. Essi furono altrettanto stupiti del viso degli Spagnoli quanto dei vascelli e dell’artiglieria; in un primo momento considerarono quei nuovi ospiti come mostri, o come dèi che venivano dal cielo o dall’oceano. Noi imparammo allora, attraverso i viaggi dei Portoghesi e degli Spagnoli, quanto piccola sia la terra. Si era riscontrato che nell’Indostan vi erano razze di uomini gialli. I neri, distinti a loro volta in parecchie specie, si trovavano in Africa e in Asia abbastanza lontani dall’equatore; e quando poi si penetrò in America fin sotto la linea equatoriale, si vide che la razza è colà abbastanza bianca. Gli indigeni del Brasile sono del colore del bronzo. I Cinesi sembravano ancora una specie interamente differente per la conformazione del naso, degli occhi e degli orecchi, per il colore e forse anche per l’ingegno; ma ciò che si deve sottolineare maggiormente è che, in qualsiasi regione queste razze siano trapiantate, non cambiano affatto se non si mescolano agli indigeni del paese. La membrana mucosa dei Negri, che è stata trovata nera ed è la causa del loro colore, è una prova manifesta del fatto che in ciascuna specie di uomini, come nelle altre piante, c’è un principio che la differenzia dalle altre. La natura ha subordinato a questo principio quei differenti gradi di ingegno e quei caratteri delle nazioni che vediamo cambiare così raramente. Per questo i Negri sono schiavi degli altri uomini. Vengono acquistati sulle coste dell’Africa come se fossero bestie, e quelle masse di negri, trapiantati nelle nostre colonie dell’America, servono un ristrettissimo numero di europei. L’esperienza ha inoltre dimostrato quanta superiorità abbiano gli Europei sugli Americani i quali, facilmente vinti dappertutto, non hanno mai osato tentare una rivoluzione, per quanto fossero più di mille contro uno.1


2. Supplemento al viaggio di Bougainville, Diderot

 

Nel 1766-69 il navigatore francese Bougainville aveva compiuto un viaggio di circumnavigazione del globo terrestre scoprendo numerosi arcipelaghi della Polinesia e aveva poi raccontato la sua esperienza nel “Viaggio intorno al mondo” (1771) che è una critica radicale ai fondamenti culturali ed etici della civiltà europea del tempo. Il testo è scritto nella forma del dialogo tra il vecchio saggio di Tahiti e Bougainville. Diderot denuncia l’etnocentrismo, la tendenza degli europei di credersi superiori a ogni altro gruppo etnico legittimandola tramite stereotipi e pregiudizi, e l’etnocidio, la tendenza a distruggere e a sottomettere ogni altro gruppo etnico distruggendo il suo relativo patrimonio culturale. Diderot, allo stesso tempo, presenta come modello la comunità tahitiana come vicina allo stato di natura (vedi il mito del “buon selvaggio”), basata sulla parità uomo-donna, sulla comunità dei beni, l’eguaglianza, la libertà sessuale e l’autogoverno.

Lo scopo principale di quest’opera di Diderot è in realtà di pronunciare un’aspra invettiva anticolonialistica, il conflitto tra uomo “artificiale e morale” e l’uomo “naturale”. Il testo consiste in un dialogo tra 2 personaggi (A e B), nel cui discorso si innesta un altro dialogo, tra il cappellano della spedizione di Bougainville e Orù, un selvaggio tahitiano. Diderot costruisce sapientemente un dibattito per discutere il tema principale del libro, la superiorità o meno dello stato di natura rispetto a quello civilizzato.

 

Piangete, poveri Tahitiani! Piangete, ma per l’arrivo, non per la partenza di questi uomini ambiziosi e malvagi. Un giorno li conoscerete meglio, un giorno torneranno col pezzo di legno che vedete legato alla cintura di questo in una mano e il ferro che pende dal fianco di quello nell’altra, per incatenarvi, sterminarvi, sottomettervi alle loro stravaganze e ai loro vizi. Un giorno sarete loro servi, corrotti, vili, infelici come loro. […] Il Tahitiano di cui vuoi impadronirti come di un bruto è tuo fratello, siate entrambi figli della natura. Che diritto hai su di lui che egli non abbia su di te?”2


Diderot fa dire questo monologo al vecchio saggio nel primo capitolo che in realtà non è mai avvenuto, secondo quanto riporta Bougainville nel suo “Viaggio intorno al mondo”. Si tratta di un’ invenzione espressa allo scopo di elogiare, anche se indirettamente, la vita naturale condotta dai Tahitiani rispetto a quella dei conquistatori.

 

 

 

Confronto :

Il confronto è molto forte sul tema del razzismo nel quale Voltaire divide la specie umana in diverse razze, classificandole come superiori e inferiori mentre Diderot, facendolo dire al vecchio saggio tahitiano, afferma l’uguaglianza di tutte le razze, ponendo ogni individuo come figlio della natura. La soluzione per Diderot sta dunque nel trovare una via di mezzo tra la società civilizzata, che tenderà al ritorno allo stato primitivo senza mai raggiungerlo, e la società naturale che indubbiamente progredirà. Diderot insulta l’uomo civilizzato degradato, corrotto ed elogia l’uomo selvaggio perchè conduce una vita più conforme alle legge naturale. La civiltà perfetta per l’autore è dunque l’unione di questi due stili di vita, in conclusione ritiene l’uomo naturale, in un certo senso, molto progredito. Voltaire ritiene queste popolazioni prive di qualunque interesse per gli europei, sono dotati di una ragione imperfetta, tanto che conquistarli non è di nessun beneficio secondo Voltaire per gli europei e in più essendo incapaci di rivoltarsi pur trovandosi in rapporto di mille contro uno, in sostanza, meritano solo di essere trattati come animali, e dunque classificati come essi, e di essere deportati e schiavizzati. Diderot e Voltaire dissentono sul fatto che possa esistere una razza umana superiore ad un’altra. Voltaire vede le razze inferiori, ritenute da lui inferiori rispetto alla civiltà europea, come una possibile risorsa da sfruttare, ma di infima qualità per la quale, secondo Voltaire, non vale la pena conquistarla, benché sia facile. Diderot, d’altro canto, invece vede i selvaggi come un modello di vita naturale assolutamente da recuperare e da fondere con il modello di vita civilizzato. La soluzione per una società perfetta sta nel mezzo tra la vita naturale e civilizzata, nella quale si tenta, ma vanamente di conciliare i 3 codici morali, quello naturale, più vicino ai Tahitiani, quello religioso e quello civile, più vicini agli europei.

Un punto in comune in Voltaire e Diderot, è una certa diffidenza nel modo di porsi alla religione, quest’aspetto è più forte in Diderot. Diderot sostiene, difendendo i Tahitiani tramite una visione utilitaristica del sesso, che è l’atto di procreazione e l’accrescimento della popolazione di Tahiti a dominare e non l’astratto e corrotto godimento individuale. Per cui si deduce che una religione che non permette di godere di questo piacere, se impedisce la procreazione, per bocca dei Tahitiani assume una forte connotazione negativa, dunque la religione è fortemente contraria, non è conforme alla legge di natura. Voltaire riteneva la religione un fatto negativo, non principalmente per i costumi e l’etica morale, ma piuttosto per la politica, infatti Voltaire, oltre ad essere uno dei grandi fautori della tolleranza religiosa, condanna aspramente il fanatismo religioso e ne dava la seguente definizione: “ Patologia dello spirito che consiste nel non sapere uscire dal punto di vista infantile e che considera se stesso al centro della realtà. Voler convincere gli altri a tutti i costi che la mia idea è giusta, è il prolungamento in età adulta dell’egocentrismo del bambino. Quando questo infantilismo dispone di poteri politici, sociali e militari diventa la più grande minaccia del mondo moderno”. Voltaire deplorava l’intromissione della religione nelle questioni politiche, dunque le guerre e conquiste dettate dall’intolleranza religiosa, che si contrappone alla sua considerazione della divisione delle razze. La religione è il punto massimo di coesione delle teorie di Voltaire e Diderot anche se il grande tema di discussione rimane l’uguaglianza delle razze, capovolgendo il concetto di progresso, ossia inteso come un alto tasso di conformità alla legge naturale, e il razzismo di Voltaire che le divide ritenendole, dalla superiore alle inferiori, e analizzandole le paragona a animali, a uomini dotati di una ragione imperfetta, privi di qualsiasi interesse per la conquista e talmente stupidi da farsi schiavizzare, pur essendo in forte superiorità numerica.

 

Conclusione:

Progredire vuol dire conformarsi alla legge naturale, raggiungere la felicità (vedi mito del buon selvaggio), mentre la civiltà scaglia l’uomo in un abisso senza fine, continua a regredire allo stato primitivo, secondo Diderot.

Secondo Voltaire invece, la società superiore è quella sì civilizzata dal morbo del fanatismo religioso, ma non della religione nella sua totalità e per questo predica la tolleranza religiosa.

Le altre civiltà sono chi più o chi meno di scarto per i molti motivi elencati all’interno del lavoro, dotate di scarse capacità intellettive, dedite solo ai desideri della carne, cannibali, paragonate a animali per la peggiore delle razze.

 

Bibliografia tematica:

 

Libri:

 

  • Voltaire, L’America, Sellerio, Palermo, 1991

  • Denis Diderot, Supplemento al viaggio di Bougainville, Laterza, Roma, 1993

  • Giuliano Gliozzi, Differenze e uguaglianza nella cultura europea moderna: scritti 1966-1991,Vivarium, Napoli, 1993

  • Giuliano Gliozzi, Le teorie della razza nell’età moderna, Loescher, Torino, 1986

 

Altre fonti:

 

  • Lorenza Visetti, Bougainville e il mito di Tahiti, Lavoro di maturità di italiano, anno scolastico 2007/2008

Note:

1 Il brano è tratto da “Le teorie delle razza nell’età moderna”, Giuliano Gliozzi, 15. Voltaire: difformità fisica e gerarchia morale, pp. 169-170

 

2 Supplemento al viaggio di Bougainville, Diderot, pp.13

UDC: “Per il bene della Svizzera” giovedì, Feb 21 2008 

Da un nostro affiliato abbiamo ricevuto questo contributo, invitiamo tutti a partecipare alla stessa maniera; non abbiate paura!

 

L’Udc sa sempre cos’è il meglio per il popolo svizzero nella sua totalità, ed esso se ne è reso conto, cerca di sollecitare lo Stato a combattere eventuali abusi commessi da chiunque e di qualsiasi tipo, cercare di tutelare i cittadini svizzeri da inutili sperperi di denaro. Questo partito è il salvagente della Svizzera. Individua i problemi dell’immigrazione massiccia e come i suoi lati negativi siano maggiori rispetto a quelli positivi.

L’Udc non ha paura di affrontare temi scabrosi, ai quali gli partiti fanno orecchie da mercante o sono troppo bonari, fanno finta di non vedere e continuano a svendere la Stato svizzero, sempre questi partiti più che proporre idee in campagna elettorale si limitano a screditare massicciamente e vanamente l’Udc, quest’azione denigratoria e poco costruttiva si è rivelata controproducente. I risultati si sono visti alle urne di questa crociata anti-Udc, che consiste nel definire il suddetto partito come xenofobo, razzista e populista e abile manipolatore vista la massiccia campagna pubblicitaria svolta. L’accavallamento di problemi sociali è coinciso con l’ascesa dell’Udc. Se questo partito individua come causa di tutti i mali della Svizzera gli stranieri, se è veramente la vera causa, deve definirsi necessariamente xenofobo, perché alcuni dimenticano che il governo svizzero deve occuparsi prima dei bisogni del popolo svizzero e non degli stranieri. Se l’Udc cerca in tutti modi di farsi carico, far valere le ragioni del popolo, ha l’obbligo di definirsi populista, questo partito protegge gli interessi economici della Svizzera dal saccheggio dell’Unione Europea.

Dedicati agli stranieri esistono ampie statistiche e dossiers che dimostrano come siano causa di tutti i mali della Svizzera. Un breve elenco: aumento della criminalità e tensioni (violenza), asilanti, sans-papiers e abusi delle assicurazioni sociali. Per quanto riguarda la criminalità, l’iniziativa, proposta dall’Udc, per l’espulsione degli stranieri che commettono reati è ormai celeberrima, come il manifesto raffigurante alcune pecore bianche e una nera, effettivamente equivoco e subito interpretato dai maligni come razzista. L’iniziativa non è solo per liberare la Svizzera di un fardello, ma è anche a favore dell’integrazione massima degli onesti stranieri, perché ciò porterebbe alla caduta definitiva dei pregiudizi, è l’unico modo di creare una società multi-culturale funzionante, altrimenti le crescenti tensioni provocherebbero una progressiva degradazione e violenza all’interno del popolo. La Svizzera è stufa di una percentuale di stranieri, incline a commettere reati e di dover pagare per questi individui. Gli altri partiti attribuiscono le colpe degli stranieri, non all’individuo stesso, bensì alle condizioni del loro paese d’origine, che l’Udc visti i crimini ritiene non sufficienti per una giustificazione fondata. 

Le assicurazioni sociali sono al collasso, urge un’azione coatta dei partiti per risolvere la situazione. Che diritto hanno molti stranieri di venire in Svizzera e non lavorare ma ricevere un cospicuo assegno mensile? Per quanto riguarda gli asilanti, se lo Stato non lo facesse si direbbe che viola uno dei diritti umani fondamentali: il diritto all’asilo, ma visto che quelli che ne beneficiano sono un peso a livello economico, si deve cercare di integrarli. Se poi si definiscono invalidi, indipendentemente se truffano o non truffano l’AI (Assicurazione invalidità)rimangono comunque fuori dalla comunità ed inoltre sono colpevoli di crimini, causa “mancata integrazione” afferma la sinistra, ma c’è per tutti una forte volontà di integrarsi? La paura dell’Udc, xenofobia non razzismo, consiste nel fatto che questi danneggiano la Svizzera e in più godono di una condizione privilegiata che allo svizzero non è necessariamente dovuta con la stessa facilità. Revisioni dell’AI, controlli e criteri più severi devono essere applicati a chiunque richieda questo sussidio.

In conclusione gli stranieri per i soldi degli svizzeri, sui quali non hanno diritti e che sarebbero da utilizzare per favorire lo sviluppo economico, sono una sanguisuga, in sostanza non permettono lo sviluppo economico nel futuro, ma consumano i frutti delle attività del passato.