Fortunatamente viviamo in una democrazia; questo sistema è fatto di discussioni e con­fronti di idee e pensieri. Purtroppo abbiamo anche sempre un grande numero di contro­versie che spesso non vengono affrontate con il minimo di dignità preferendo diffamare oppure minimizzare opinioni altrui. Per raggiungere questo fine una delle tecniche mag­giormente usate è certamente tentare di non far figurare come membro della società l’avversario: l’esclusione, di questo però vogliamo parlarvi in un momento successivo tramite un pros­simo articolo; ora preferiamo rivolgerci al problema che definiamo delle parole fatte. “Raz­zista”, “populista” oppure “demagogo” sono sicuramente fra le più utilizzate dalla sinistra come lo è pure il termine “reazionario” su cui vogliamo scrivere qualche pensiero.

La definizione reale di questo termine sta ad indicare una persona che intende riproporre concetti appartenenti al passato, nel linguaggio politico è però usato in modo dispregiativo per chi non sposa pienamente la modernità, le novità e i cambiamenti. Sono purtroppo numerosi quelli che sostengono che è proprio la modernità ad averci portato la democra­zia, la libertà e la pace. Un reazionario quindi è anche antidemocratico, schiavista e belli­gerante; ma è veramente così? Noi ne dubitiamo, infatti non servono delle grandi cono­scenze sulla nostra storia nazionale per provare il contrario.

 

La democrazia difatti non la dobbiamo certo al socialismo o a una di queste simili illusioni, che per raggiungere i loro scopi (l’internazionalismo, l’apertura a tutti i costi all’universalità e maggiorare il potere statale) ha proprio bisogno il contrario. La nostra nazione ha una secolare esperienza con questa forma di governo al contrario ad esempio di nazioni anche vicine come l’Italia. Oggi la possibilità pei cittadini di intervenire nella res publica è in co­stante calo visto che la nostra reale democrazia è in contrasto con numerose leggi che UNO oppure UE cercano d’imporci. È perciò un crimine o una colpa essere effettivamente “reazionari” e quindi cercare l’avvicinamento alla democrazia tramite l’allontanamento da gioghi stranieri? Cominciamo a lasciare questa domanda aperta.

 

Passiamo quindi alla presunta colpa di essere contro la libertà e di cercare di instaurare un nuovo ordine assolutistico. In particolar modo la destra è continuamente confrontata con incessanti amplificazioni del codice penale che tentano di creare un nuovo cittadino mino­rato. La burocrazia, sostenuta in particolar modo dalla sinistra, tenta di signoreggiare sul cittadino, impedendo la sua indipendenza finanziaria, e creando in questa maniera un vincolo obbligato. Un esempio è il tedesco di cui sei dei sui concittadini su dieci non sono più in grado di vivere senza il cordone ombelicale proveniente dallo Stato (questo tema è anche oggetto di un’epistola al Sig. Bianchi). Riteniamo quindi molto più reazionari questi tentativi di ri­torno nostalgico al periodo feudale tramite la creazione di pericolosi parallelismi con quei tempi (per citare un esempio: l’instaurare delle decime e di innumerevoli altri pagamenti).

 

Anche l’accusa di presunta propensione alla belligeranza è solo un’ulteriore esempio del mal concepimento di pensieri provocato dalle fantasie socialistoide. Infatti nei loro schemi i termini passato e guerra sono strettamente connessi, perché al giorno d’oggi non esistono conflitti! Purtroppo questa è solo realtà all’interno dei loro microcosmi astratti. La modernità e la globalizzazione hanno malauguratamente portato a tracolla anche i mezzi adeguati per uccisioni ed ecatombe di intere popolazioni e razze. Un anarchismo provocato dalla decolonizzazione è una dimostrazione della potenzialità d’annientamento che può provocare il caos. Oltre a ciò, si mostra sotto i nostri occhi come ogni giorno che si consuma incrementa regolarmente la disposizione verso la violenza del terrorismo nel Medio Oriente, creando quindi solo maggiori angosce e preoccupazioni.

Ma anche la sicurezza del nostro habitat è maggiormente messa a repentaglio. Omicidi, stupri e furti sono ormai diventati all’ordine del giorno, e siccome non si intravvedono all’orizzonte arrivi di provvedimenti utili all’affermarsi del bene possiamo concludere che questo trend è in costante aumento. Sono ormai passati i tempi di cui parla Schiller nel suo “Guglielmo Tell”, dove non esistevano serrature e lucchetti che barricavano le porte come neanche esistevano i briganti.

 

Inoltre anche l’economia, e quindi il benessere di ogni cittadino, è fortemente percossa dai cambiamenti che stiamo subendo. Il rincaro del delle materie prime in generale, come pure quello degli alimenti, tormenta soprattutto li semplice uomo e le sue finanze. Riteniamo quindi più che giustificato poter credere a periodi che non siano il futuro; come fare a resistere alle laude provenienti dal passato, periodi affermati e garanti di prosperità? Crediamo quindi di poter definire con una certa sicurezza di esser sprovvisti del buon senso e di credere troppo all’affidabilità dei loro occhi storpi coloro che attendono esasperatamente il futuro.

 

Speriamo perciò, che con questo testo siamo in grado di rilanciare l’amore per la realtà e un maggior credo nelle opere compiute dai nostri avi. Attendiamo quindi, e nuovamente, una disposizione più chiara per l’approccio verso la scienza del governo e le discussioni in maniera più matura e sostanziale. Per concludere vogliamo citare una frase dell’intellettuale italiano Giovanni Papini che, scrivendo sullo stesso tema, diceva:

 

e se non capiranno vorrà dire che, almeno in questo caso, i reazionari sono proprio loro.”

(”Siamo reazionari?”, Il Regno n. 41 del 3 settembre 1904)

 

Annunci