4. IL CAMBIO DEL SOVRANO, L’UNITÀ E LA FONDAZIONE lunedì, Giu 23 2008 

Nell’anno 1273 avviene una svolta: inaspettatamente Rodolfo d’Asburgo viene eletto re della Germania. Grazie all’immediatezza imperiale Urani e Svittesi sfuggono al controllo degli Asburgo, che però adesso diventa loro imperatore. Questo evento sconcerta i Waldstätten e, seguendo l’esempio delle città dell’Altipiano, si uniscono. A causa dell’ampio territorio, Rodolfo ricorre a dei funzionari chiamati balivi. La maggioranza di loro ha origini servili; hanno la funzione di amministrare le finanze e gestire la giustizia, sono però poco propensi a seguire le leggi locali. Gli abitanti dei futuri cantoni però sono poco soddisfatti di essere governati da uomini in condizioni inferiori, inoltre sono anche obbligati di pagare pesanti imposte per finanziare le guerre di Rodolfo.

 

Nel luglio del 1291 accade un altro importante fatto che cambierà l’avvenire dei Waldstätten : muore il re Rodolfo. Per tutelare l’incerto futuro decidono di rafforzare gli accordi creando un’alleanza. Al primo agosto 1291 si crea la Confederazione Svizzera.

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“SONO REAZIONARIO!” lunedì, Giu 23 2008 

 

Fortunatamente viviamo in una democrazia; questo sistema è fatto di discussioni e con­fronti di idee e pensieri. Purtroppo abbiamo anche sempre un grande numero di contro­versie che spesso non vengono affrontate con il minimo di dignità preferendo diffamare oppure minimizzare opinioni altrui. Per raggiungere questo fine una delle tecniche mag­giormente usate è certamente tentare di non far figurare come membro della società l’avversario: l’esclusione, di questo però vogliamo parlarvi in un momento successivo tramite un pros­simo articolo; ora preferiamo rivolgerci al problema che definiamo delle parole fatte. “Raz­zista”, “populista” oppure “demagogo” sono sicuramente fra le più utilizzate dalla sinistra come lo è pure il termine “reazionario” su cui vogliamo scrivere qualche pensiero.

La definizione reale di questo termine sta ad indicare una persona che intende riproporre concetti appartenenti al passato, nel linguaggio politico è però usato in modo dispregiativo per chi non sposa pienamente la modernità, le novità e i cambiamenti. Sono purtroppo numerosi quelli che sostengono che è proprio la modernità ad averci portato la democra­zia, la libertà e la pace. Un reazionario quindi è anche antidemocratico, schiavista e belli­gerante; ma è veramente così? Noi ne dubitiamo, infatti non servono delle grandi cono­scenze sulla nostra storia nazionale per provare il contrario.

 

La democrazia difatti non la dobbiamo certo al socialismo o a una di queste simili illusioni, che per raggiungere i loro scopi (l’internazionalismo, l’apertura a tutti i costi all’universalità e maggiorare il potere statale) ha proprio bisogno il contrario. La nostra nazione ha una secolare esperienza con questa forma di governo al contrario ad esempio di nazioni anche vicine come l’Italia. Oggi la possibilità pei cittadini di intervenire nella res publica è in co­stante calo visto che la nostra reale democrazia è in contrasto con numerose leggi che UNO oppure UE cercano d’imporci. È perciò un crimine o una colpa essere effettivamente “reazionari” e quindi cercare l’avvicinamento alla democrazia tramite l’allontanamento da gioghi stranieri? Cominciamo a lasciare questa domanda aperta.

 

Passiamo quindi alla presunta colpa di essere contro la libertà e di cercare di instaurare un nuovo ordine assolutistico. In particolar modo la destra è continuamente confrontata con incessanti amplificazioni del codice penale che tentano di creare un nuovo cittadino mino­rato. La burocrazia, sostenuta in particolar modo dalla sinistra, tenta di signoreggiare sul cittadino, impedendo la sua indipendenza finanziaria, e creando in questa maniera un vincolo obbligato. Un esempio è il tedesco di cui sei dei sui concittadini su dieci non sono più in grado di vivere senza il cordone ombelicale proveniente dallo Stato (questo tema è anche oggetto di un’epistola al Sig. Bianchi). Riteniamo quindi molto più reazionari questi tentativi di ri­torno nostalgico al periodo feudale tramite la creazione di pericolosi parallelismi con quei tempi (per citare un esempio: l’instaurare delle decime e di innumerevoli altri pagamenti).

 

Anche l’accusa di presunta propensione alla belligeranza è solo un’ulteriore esempio del mal concepimento di pensieri provocato dalle fantasie socialistoide. Infatti nei loro schemi i termini passato e guerra sono strettamente connessi, perché al giorno d’oggi non esistono conflitti! Purtroppo questa è solo realtà all’interno dei loro microcosmi astratti. La modernità e la globalizzazione hanno malauguratamente portato a tracolla anche i mezzi adeguati per uccisioni ed ecatombe di intere popolazioni e razze. Un anarchismo provocato dalla decolonizzazione è una dimostrazione della potenzialità d’annientamento che può provocare il caos. Oltre a ciò, si mostra sotto i nostri occhi come ogni giorno che si consuma incrementa regolarmente la disposizione verso la violenza del terrorismo nel Medio Oriente, creando quindi solo maggiori angosce e preoccupazioni.

Ma anche la sicurezza del nostro habitat è maggiormente messa a repentaglio. Omicidi, stupri e furti sono ormai diventati all’ordine del giorno, e siccome non si intravvedono all’orizzonte arrivi di provvedimenti utili all’affermarsi del bene possiamo concludere che questo trend è in costante aumento. Sono ormai passati i tempi di cui parla Schiller nel suo “Guglielmo Tell”, dove non esistevano serrature e lucchetti che barricavano le porte come neanche esistevano i briganti.

 

Inoltre anche l’economia, e quindi il benessere di ogni cittadino, è fortemente percossa dai cambiamenti che stiamo subendo. Il rincaro del delle materie prime in generale, come pure quello degli alimenti, tormenta soprattutto li semplice uomo e le sue finanze. Riteniamo quindi più che giustificato poter credere a periodi che non siano il futuro; come fare a resistere alle laude provenienti dal passato, periodi affermati e garanti di prosperità? Crediamo quindi di poter definire con una certa sicurezza di esser sprovvisti del buon senso e di credere troppo all’affidabilità dei loro occhi storpi coloro che attendono esasperatamente il futuro.

 

Speriamo perciò, che con questo testo siamo in grado di rilanciare l’amore per la realtà e un maggior credo nelle opere compiute dai nostri avi. Attendiamo quindi, e nuovamente, una disposizione più chiara per l’approccio verso la scienza del governo e le discussioni in maniera più matura e sostanziale. Per concludere vogliamo citare una frase dell’intellettuale italiano Giovanni Papini che, scrivendo sullo stesso tema, diceva:

 

e se non capiranno vorrà dire che, almeno in questo caso, i reazionari sono proprio loro.”

(”Siamo reazionari?”, Il Regno n. 41 del 3 settembre 1904)

 

Illuminismo: scheda di lettura Diderot e Voltaire sulla visione dell’altro mercoledì, Giu 11 2008 

 Abbiamo la fortuna di poter pubblicare questo lavoro sull’Illuminismo redatto da un nostro affiliato. L’autore ha tentato, osiamo dire con successo, di fare un interessante confronto tra due scrittori di quel periodo. Non ci resta quindi che augurare buona lettura facendo notare che su richiesta si può ricevere l’opera anche in formato Pdf.

 1,Voltaire, opere trattate:

  • L’America ( titolo originale: Essai sur les moeurs et l’esprit des nations)

 2.Diderot, opere trattate:

  • Supplemento al viaggio di Bougainville ( 1771)

 

Presentazione e commento delle opere:

1.L’America, Voltaire

La tesi generale di Voltaire è che non conveniva la conquista dell’America: non agli americani originari, e questo è di immediata percezione. Ma neppure agli europei. Gli scritti sull’America di Voltaire sono compresi – come un compatto trattato o un dizionario nell’Essai sur les moeurs et l’esprit des nations, al quale il filosofo si era dedicato con un esplicito programma intellettuale: «Mi sembra che abbiamo considerato la storia soltanto alla stregua di una compilazione cronologica. Mi sono sforzato di fare, come meglio ho potuto, la storia dei costumi, delle scienze, delle leggi, delle usanze e delle superstizioni. Vedo quasi esclusivamente storie di monarchi, voglio storie di uomini». Come confronto polemico, Voltaire ha dunque quella storiografia dominante che è sempre, come diceva Petrarca, «elogio di Roma»: la storia celebrativa, degli splendori, delle gesta, delle cronache e degli annali. E i materiali da cui parte per scrivere sull’America (di antropologia, di geografia umana, di etnologia, di sociologia, oltre che di storia politica) sono solo i documenti che riflettono le opinioni ufficiali del tempo, le memorie, i libri, le immagini a stampa: e tale ne doveva essere la sensazione di enormità che il suo trattato diventa una galleria delle sciocchezze sull’America (ognuna delle quali nasconde ingiustizia) e delle sue sarcastiche risposte, sfociando nel razzismo, che assumono una connotazione schizzofrenica se le si paragona ai giudizi espressi da Voltaire nel Candido, i concetti si antepongono decisamente. Le risposte sarcastiche derivano dal fatto che Voltaire, si fornisce da fonti antiche e gli aristocratici illuministi si aspettano che dai viaggi risulti proprio quello descritto dai libri. L’aristocrazia, vivendo isolata, visto che i ceti sociali non entravano mai in contatto tra di loro, aveva una percezione della realtà distorta, quindi i trattati sull’America di Voltaire risultano basati su stereotipi, pregiudizi dategli dal tipo di fonti già citato in precedenza. A togliere per noi ogni alone ideologico ai concetti di tolleranza, ragione e libero pensiero, e darne la misura concreta di rifiuto e di sconcerto per i luoghi comuni dominanti.

Citazione: (Essai sur les moeurs et l’esprit des nations), CLVX, vol. II, pp. 334-35

Gli abitanti delle isole di questo continente erano una specie nuova di uomini: nessuno di loro aveva la barba. Essi furono altrettanto stupiti del viso degli Spagnoli quanto dei vascelli e dell’artiglieria; in un primo momento considerarono quei nuovi ospiti come mostri, o come dèi che venivano dal cielo o dall’oceano. Noi imparammo allora, attraverso i viaggi dei Portoghesi e degli Spagnoli, quanto piccola sia la terra. Si era riscontrato che nell’Indostan vi erano razze di uomini gialli. I neri, distinti a loro volta in parecchie specie, si trovavano in Africa e in Asia abbastanza lontani dall’equatore; e quando poi si penetrò in America fin sotto la linea equatoriale, si vide che la razza è colà abbastanza bianca. Gli indigeni del Brasile sono del colore del bronzo. I Cinesi sembravano ancora una specie interamente differente per la conformazione del naso, degli occhi e degli orecchi, per il colore e forse anche per l’ingegno; ma ciò che si deve sottolineare maggiormente è che, in qualsiasi regione queste razze siano trapiantate, non cambiano affatto se non si mescolano agli indigeni del paese. La membrana mucosa dei Negri, che è stata trovata nera ed è la causa del loro colore, è una prova manifesta del fatto che in ciascuna specie di uomini, come nelle altre piante, c’è un principio che la differenzia dalle altre. La natura ha subordinato a questo principio quei differenti gradi di ingegno e quei caratteri delle nazioni che vediamo cambiare così raramente. Per questo i Negri sono schiavi degli altri uomini. Vengono acquistati sulle coste dell’Africa come se fossero bestie, e quelle masse di negri, trapiantati nelle nostre colonie dell’America, servono un ristrettissimo numero di europei. L’esperienza ha inoltre dimostrato quanta superiorità abbiano gli Europei sugli Americani i quali, facilmente vinti dappertutto, non hanno mai osato tentare una rivoluzione, per quanto fossero più di mille contro uno.1


2. Supplemento al viaggio di Bougainville, Diderot

 

Nel 1766-69 il navigatore francese Bougainville aveva compiuto un viaggio di circumnavigazione del globo terrestre scoprendo numerosi arcipelaghi della Polinesia e aveva poi raccontato la sua esperienza nel “Viaggio intorno al mondo” (1771) che è una critica radicale ai fondamenti culturali ed etici della civiltà europea del tempo. Il testo è scritto nella forma del dialogo tra il vecchio saggio di Tahiti e Bougainville. Diderot denuncia l’etnocentrismo, la tendenza degli europei di credersi superiori a ogni altro gruppo etnico legittimandola tramite stereotipi e pregiudizi, e l’etnocidio, la tendenza a distruggere e a sottomettere ogni altro gruppo etnico distruggendo il suo relativo patrimonio culturale. Diderot, allo stesso tempo, presenta come modello la comunità tahitiana come vicina allo stato di natura (vedi il mito del “buon selvaggio”), basata sulla parità uomo-donna, sulla comunità dei beni, l’eguaglianza, la libertà sessuale e l’autogoverno.

Lo scopo principale di quest’opera di Diderot è in realtà di pronunciare un’aspra invettiva anticolonialistica, il conflitto tra uomo “artificiale e morale” e l’uomo “naturale”. Il testo consiste in un dialogo tra 2 personaggi (A e B), nel cui discorso si innesta un altro dialogo, tra il cappellano della spedizione di Bougainville e Orù, un selvaggio tahitiano. Diderot costruisce sapientemente un dibattito per discutere il tema principale del libro, la superiorità o meno dello stato di natura rispetto a quello civilizzato.

 

Piangete, poveri Tahitiani! Piangete, ma per l’arrivo, non per la partenza di questi uomini ambiziosi e malvagi. Un giorno li conoscerete meglio, un giorno torneranno col pezzo di legno che vedete legato alla cintura di questo in una mano e il ferro che pende dal fianco di quello nell’altra, per incatenarvi, sterminarvi, sottomettervi alle loro stravaganze e ai loro vizi. Un giorno sarete loro servi, corrotti, vili, infelici come loro. […] Il Tahitiano di cui vuoi impadronirti come di un bruto è tuo fratello, siate entrambi figli della natura. Che diritto hai su di lui che egli non abbia su di te?”2


Diderot fa dire questo monologo al vecchio saggio nel primo capitolo che in realtà non è mai avvenuto, secondo quanto riporta Bougainville nel suo “Viaggio intorno al mondo”. Si tratta di un’ invenzione espressa allo scopo di elogiare, anche se indirettamente, la vita naturale condotta dai Tahitiani rispetto a quella dei conquistatori.

 

 

 

Confronto :

Il confronto è molto forte sul tema del razzismo nel quale Voltaire divide la specie umana in diverse razze, classificandole come superiori e inferiori mentre Diderot, facendolo dire al vecchio saggio tahitiano, afferma l’uguaglianza di tutte le razze, ponendo ogni individuo come figlio della natura. La soluzione per Diderot sta dunque nel trovare una via di mezzo tra la società civilizzata, che tenderà al ritorno allo stato primitivo senza mai raggiungerlo, e la società naturale che indubbiamente progredirà. Diderot insulta l’uomo civilizzato degradato, corrotto ed elogia l’uomo selvaggio perchè conduce una vita più conforme alle legge naturale. La civiltà perfetta per l’autore è dunque l’unione di questi due stili di vita, in conclusione ritiene l’uomo naturale, in un certo senso, molto progredito. Voltaire ritiene queste popolazioni prive di qualunque interesse per gli europei, sono dotati di una ragione imperfetta, tanto che conquistarli non è di nessun beneficio secondo Voltaire per gli europei e in più essendo incapaci di rivoltarsi pur trovandosi in rapporto di mille contro uno, in sostanza, meritano solo di essere trattati come animali, e dunque classificati come essi, e di essere deportati e schiavizzati. Diderot e Voltaire dissentono sul fatto che possa esistere una razza umana superiore ad un’altra. Voltaire vede le razze inferiori, ritenute da lui inferiori rispetto alla civiltà europea, come una possibile risorsa da sfruttare, ma di infima qualità per la quale, secondo Voltaire, non vale la pena conquistarla, benché sia facile. Diderot, d’altro canto, invece vede i selvaggi come un modello di vita naturale assolutamente da recuperare e da fondere con il modello di vita civilizzato. La soluzione per una società perfetta sta nel mezzo tra la vita naturale e civilizzata, nella quale si tenta, ma vanamente di conciliare i 3 codici morali, quello naturale, più vicino ai Tahitiani, quello religioso e quello civile, più vicini agli europei.

Un punto in comune in Voltaire e Diderot, è una certa diffidenza nel modo di porsi alla religione, quest’aspetto è più forte in Diderot. Diderot sostiene, difendendo i Tahitiani tramite una visione utilitaristica del sesso, che è l’atto di procreazione e l’accrescimento della popolazione di Tahiti a dominare e non l’astratto e corrotto godimento individuale. Per cui si deduce che una religione che non permette di godere di questo piacere, se impedisce la procreazione, per bocca dei Tahitiani assume una forte connotazione negativa, dunque la religione è fortemente contraria, non è conforme alla legge di natura. Voltaire riteneva la religione un fatto negativo, non principalmente per i costumi e l’etica morale, ma piuttosto per la politica, infatti Voltaire, oltre ad essere uno dei grandi fautori della tolleranza religiosa, condanna aspramente il fanatismo religioso e ne dava la seguente definizione: “ Patologia dello spirito che consiste nel non sapere uscire dal punto di vista infantile e che considera se stesso al centro della realtà. Voler convincere gli altri a tutti i costi che la mia idea è giusta, è il prolungamento in età adulta dell’egocentrismo del bambino. Quando questo infantilismo dispone di poteri politici, sociali e militari diventa la più grande minaccia del mondo moderno”. Voltaire deplorava l’intromissione della religione nelle questioni politiche, dunque le guerre e conquiste dettate dall’intolleranza religiosa, che si contrappone alla sua considerazione della divisione delle razze. La religione è il punto massimo di coesione delle teorie di Voltaire e Diderot anche se il grande tema di discussione rimane l’uguaglianza delle razze, capovolgendo il concetto di progresso, ossia inteso come un alto tasso di conformità alla legge naturale, e il razzismo di Voltaire che le divide ritenendole, dalla superiore alle inferiori, e analizzandole le paragona a animali, a uomini dotati di una ragione imperfetta, privi di qualsiasi interesse per la conquista e talmente stupidi da farsi schiavizzare, pur essendo in forte superiorità numerica.

 

Conclusione:

Progredire vuol dire conformarsi alla legge naturale, raggiungere la felicità (vedi mito del buon selvaggio), mentre la civiltà scaglia l’uomo in un abisso senza fine, continua a regredire allo stato primitivo, secondo Diderot.

Secondo Voltaire invece, la società superiore è quella sì civilizzata dal morbo del fanatismo religioso, ma non della religione nella sua totalità e per questo predica la tolleranza religiosa.

Le altre civiltà sono chi più o chi meno di scarto per i molti motivi elencati all’interno del lavoro, dotate di scarse capacità intellettive, dedite solo ai desideri della carne, cannibali, paragonate a animali per la peggiore delle razze.

 

Bibliografia tematica:

 

Libri:

 

  • Voltaire, L’America, Sellerio, Palermo, 1991

  • Denis Diderot, Supplemento al viaggio di Bougainville, Laterza, Roma, 1993

  • Giuliano Gliozzi, Differenze e uguaglianza nella cultura europea moderna: scritti 1966-1991,Vivarium, Napoli, 1993

  • Giuliano Gliozzi, Le teorie della razza nell’età moderna, Loescher, Torino, 1986

 

Altre fonti:

 

  • Lorenza Visetti, Bougainville e il mito di Tahiti, Lavoro di maturità di italiano, anno scolastico 2007/2008

Note:

1 Il brano è tratto da “Le teorie delle razza nell’età moderna”, Giuliano Gliozzi, 15. Voltaire: difformità fisica e gerarchia morale, pp. 169-170

 

2 Supplemento al viaggio di Bougainville, Diderot, pp.13