Il Corsaro pubblica qui sotto il primo capitolo dell’”Iniziativa popolare per l’espulsione dei criminali stranieri (Iniziativa espulsioni)” dove l’UDC che valuta la situazione attuale che abbiamo in Svizzera. L’argomentario completo è disponibile su http://www.ausschaffungsinitiative.ch/

Da sempre numerosi stranieri hanno cercato in Svizzera una nuova patria, sia come rifugiati, sia cercando lavoro. L’economia svizzera si è sempre servita e continua a servirsi tuttora di personale straniero. Senza di esso, parecchie imprese non si troverebbero oggi al posto che occupano. Per questo, la Svizzera ha sempre accolto generosamente gli stranieri in cerca di lavoro, offrendo loro delle interessanti prospettive professionali e personali.

Altrettanto, il nostro Paese ha laddove possibile sempre aiutato, dando rifugio a innumerevoli immigranti che con le loro famiglie fuggivano dal proprio paese. La tradizione umanitaria svizzera è non a caso ben nota in tutto il mondo.

Ma con l’immigrazione di massa da paesi sempre più lontani e di cultura diversa, questa tradizione umanitaria è messa a dura prova. Malgrado che ormai da diversi anni è chiaro che il numero d’immigranti oltrepassa massicciamente le capacità d’accoglienza della Svizzera, la maggioranza dei politici e dei partiti è rimasta inattiva. Nonostante gli avvertimenti dell’UDC, l’immigrazione di massa via asilo non è stata contrastata efficacemente.

Al contrario: i limiti all’immigrazione vengono vieppiù soppressi e perfino gli stranieri criminali e che abusano delle prestazioni sociali non devono più temere l’espulsione dal Paese. Quale triste conseguenza di questa politica, siamo oggi confrontati con una quota altissima di criminalità e con una percentuale di stranieri del ca. 21%, malgrado che il numero delle naturalizzazioni sia aumentato negli ultimi quindici anni a quasi 50’000 l’anno. Questo massiccio aumento delle naturalizzazioni non viene come sempre considerato dalle statistiche federali, nonostante le richieste dell’UDC.

La quota di stranieri nelle prigioni, nell’assistenza sociale, nell’AD e nell’AI è sproporzionatamente alta. La a volte difficile integrazione degli stranieri sfocia in crescenti difficoltà per le scuole e per i comuni. I giovani si vedono obbligati ad evitare le città perché giovani bande di stranieri danno libero sfogo alle loro violenze nelle strade. In molte scuole le nostre lingue nazionali sono diventate lingue straniere, e nelle prigioni si deve offrire una vasta gamma di menu per rispettare tutte le abitudini religione e culturali possibili.

L’immigrazione incontrollata e in particolare la mancanza d’integrazione portano a sempre maggiori costi e rischi per lo Stato e ad una sempre più evidente infiltrazione nella cultura cristiano-occidentale del nostro Paese.

Il nostro ordine liberale viene sempre più sfruttato da stranieri per portare avanti la politica nel proprio paese in Svizzera o addirittura per contrastare il nostro sistema giuridico.

È tempo di imporre nuovamente le regole del nostro Paese. Chi è qui ospite, deve in primo luogo darsi da fare lui stesso per la sua integrazione. Chi è qui ospite, deve assumersi la responsabilità per sé stesso e per la sua famiglia. Chi è qui ospite deve osservare le nostre leggi e rispettare i nostri usi e costumi. Chi non si adegua a questi princìpi deve lasciare la Svizzera.

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