Maomettani all’univeristà martedì, Feb 26 2008 

Un nostro lettore ha riscontrato su un sito questa interessante notizia che purtroppo è molto raccapricciante. La pubblichiamo sperando di ricevere risposte.

“Gruppi di studenti di fede maomettana hanno fatto richiesta, ad alcune università di Melbourne, affinchè vengano attuati cambiamenti importanti nella gestione degli orari e degli spazi, in particolare, per ciò che concerne la modifica degli orari delle lezioni affinchè siano possibili le cinque preghiere giornaliere richieste dalla loro religione  e affinchè vengano creati ulteriori spazi separati per uomini e donne. Non proprio cose da niente, dato che le pretese sugli orari finirebbero per condizionare tutti gli altri studenti, mentre quelle sugli spazi separati inciderebbero comunque su attività, eventuali nuove spese da affrontare, ecc.
Tra le risposte ricevute, quella più ovvia (della Trobe University) è stata che tutti gli studenti sapevano di iscriversi ad una università laica, che non prevede trattamenti particolari per le singole fedi religiose. Come a dire: questo è quanto, altrimenti quella è la porta.

Domanda: se una università (tradizionalmente) laica dovesse trovarsi con una forte minoranza o, addirittura, una maggioranza di studenti di fede maomettana, che succederebbe?

UDC: “Per il bene della Svizzera” giovedì, Feb 21 2008 

Da un nostro affiliato abbiamo ricevuto questo contributo, invitiamo tutti a partecipare alla stessa maniera; non abbiate paura!

 

L’Udc sa sempre cos’è il meglio per il popolo svizzero nella sua totalità, ed esso se ne è reso conto, cerca di sollecitare lo Stato a combattere eventuali abusi commessi da chiunque e di qualsiasi tipo, cercare di tutelare i cittadini svizzeri da inutili sperperi di denaro. Questo partito è il salvagente della Svizzera. Individua i problemi dell’immigrazione massiccia e come i suoi lati negativi siano maggiori rispetto a quelli positivi.

L’Udc non ha paura di affrontare temi scabrosi, ai quali gli partiti fanno orecchie da mercante o sono troppo bonari, fanno finta di non vedere e continuano a svendere la Stato svizzero, sempre questi partiti più che proporre idee in campagna elettorale si limitano a screditare massicciamente e vanamente l’Udc, quest’azione denigratoria e poco costruttiva si è rivelata controproducente. I risultati si sono visti alle urne di questa crociata anti-Udc, che consiste nel definire il suddetto partito come xenofobo, razzista e populista e abile manipolatore vista la massiccia campagna pubblicitaria svolta. L’accavallamento di problemi sociali è coinciso con l’ascesa dell’Udc. Se questo partito individua come causa di tutti i mali della Svizzera gli stranieri, se è veramente la vera causa, deve definirsi necessariamente xenofobo, perché alcuni dimenticano che il governo svizzero deve occuparsi prima dei bisogni del popolo svizzero e non degli stranieri. Se l’Udc cerca in tutti modi di farsi carico, far valere le ragioni del popolo, ha l’obbligo di definirsi populista, questo partito protegge gli interessi economici della Svizzera dal saccheggio dell’Unione Europea.

Dedicati agli stranieri esistono ampie statistiche e dossiers che dimostrano come siano causa di tutti i mali della Svizzera. Un breve elenco: aumento della criminalità e tensioni (violenza), asilanti, sans-papiers e abusi delle assicurazioni sociali. Per quanto riguarda la criminalità, l’iniziativa, proposta dall’Udc, per l’espulsione degli stranieri che commettono reati è ormai celeberrima, come il manifesto raffigurante alcune pecore bianche e una nera, effettivamente equivoco e subito interpretato dai maligni come razzista. L’iniziativa non è solo per liberare la Svizzera di un fardello, ma è anche a favore dell’integrazione massima degli onesti stranieri, perché ciò porterebbe alla caduta definitiva dei pregiudizi, è l’unico modo di creare una società multi-culturale funzionante, altrimenti le crescenti tensioni provocherebbero una progressiva degradazione e violenza all’interno del popolo. La Svizzera è stufa di una percentuale di stranieri, incline a commettere reati e di dover pagare per questi individui. Gli altri partiti attribuiscono le colpe degli stranieri, non all’individuo stesso, bensì alle condizioni del loro paese d’origine, che l’Udc visti i crimini ritiene non sufficienti per una giustificazione fondata. 

Le assicurazioni sociali sono al collasso, urge un’azione coatta dei partiti per risolvere la situazione. Che diritto hanno molti stranieri di venire in Svizzera e non lavorare ma ricevere un cospicuo assegno mensile? Per quanto riguarda gli asilanti, se lo Stato non lo facesse si direbbe che viola uno dei diritti umani fondamentali: il diritto all’asilo, ma visto che quelli che ne beneficiano sono un peso a livello economico, si deve cercare di integrarli. Se poi si definiscono invalidi, indipendentemente se truffano o non truffano l’AI (Assicurazione invalidità)rimangono comunque fuori dalla comunità ed inoltre sono colpevoli di crimini, causa “mancata integrazione” afferma la sinistra, ma c’è per tutti una forte volontà di integrarsi? La paura dell’Udc, xenofobia non razzismo, consiste nel fatto che questi danneggiano la Svizzera e in più godono di una condizione privilegiata che allo svizzero non è necessariamente dovuta con la stessa facilità. Revisioni dell’AI, controlli e criteri più severi devono essere applicati a chiunque richieda questo sussidio.

In conclusione gli stranieri per i soldi degli svizzeri, sui quali non hanno diritti e che sarebbero da utilizzare per favorire lo sviluppo economico, sono una sanguisuga, in sostanza non permettono lo sviluppo economico nel futuro, ma consumano i frutti delle attività del passato.


Bundesbrief von 1291 giovedì, Feb 21 2008 

Bundesbrief„In Gottes Namen.Amen. Das öffentliche Ansehen und Wohl erfordert, dass

Friedensordnungen dauernde Geltung gegeben werde.— Darum haben alle Leute der

Talschaft Uri, die Gesamtheit des Tales Schwyz und die Gemeinde der Leute der

unteren Talschaft von Unterwalden im Hinblick auf die Arglist der Zeit zu ihrem

besseren Schutz und zu ihrer Erhaltung einander Beistand, Rat und Förderung mit Leib

und Gut innerhalb ihrer Täler und ausserhalb nach ihrem ganzen Vermögen zugesagt

gegen alle und jeden, die ihnen oder jemand aus ihnen Gewalt oder Unrecht an Leib

oder Gut antun.— Und auf jeden Fall hat jede Gemeinde der andern Beistand auf eigene

Kosten zur Abwehr und Vergeltung von böswilligem Angriff und Unrecht eidlich gelobt

in Erneuerung des alten, eidlich bekräftigten Bundes, — jedoch in der Weise, dass jeder

nach seinem Stand seinem Herren geziemend dienen soll. — Wir haben auch einhellig

gelobt und festgesetzt, dass wir in den Tälern durchaus keinen Richter, der das Amt

irgendwie um Geld oder Geldeswert erworben hat oder nicht unser Einwohner oder

Landmann ist, annehmen sollen. — Entsteht Streit unter Eidgenossen, so sollen die

Einsichtigsten unter ihnen vermitteln und dem Teil, der den Spruch zurückweist, die

anderen entgegentreten. — Vor allem ist bestimmt, dass, wer einen andern böswillig,

ohne Schuld, tötet, wenn er nicht seine Unschuld erweisen kann, darum sein Leben

verlieren soll und, falls er entwichen ist, niemals zurückkehren darf. Wer ihn aufnimmt

und schützt, ist aus dem Land zu verweisen, bis ihn die Eidgenossen zurückrufen. —

Schädigt einer einen Eidgenossen durch Brand, so darf er nimmermehr als Landmann

geachtet werden, und wer ihn in den Tälern hegt und schützt, ist dem Geschädigten

ersatzpflichtig. — Wer einen der Eidgenossen beraubt oder irgendwie schädigt, dessen

Gut in den Tälern soll für den Schadenersatz haften. — Niemand soll einen andern,

ausser einen anerkannten Schuldner oder Bürgen, pfänden und auch dann nur mit

Erlaubnis seines Richters. — Im übrigen soll jeder seinem Richter gehorchen und, wo

nötig, den Richter im Tal, vor dem er zu antworten hat, bezeichnen. — Gehorcht einer

dem Gericht nicht und es kommt ein Eidgenosse dadurch zu Schaden, so habe alle

andern jenen zur Genugtuung anzuhalten. — Entsteht Krieg oder Zwietracht zwischen

Eidgenossen und will ein Teil sich dem Rechtspruch oder der Gutmachung entziehen, so

sind die Eidgenossen gehalten, den andern zu schützen. — Diese Ordnungen sollen,

so Gott will, dauernden Bestand haben. Zu Urkund dessen ist auf Verlangen der

Vorgenannten diese Urkunde gefertigt und mit den Siegeln der drei vorgenannten

Gemeinden und Täler bekräftigt worden. Geschehen im Jahre des Herrn 1291 zu

Anfang des Monats August. “

Dall’argomentario sull’iniziativa per l’espulsione lunedì, Feb 18 2008 

Il Corsaro pubblica qui sotto il primo capitolo dell’”Iniziativa popolare per l’espulsione dei criminali stranieri (Iniziativa espulsioni)” dove l’UDC che valuta la situazione attuale che abbiamo in Svizzera. L’argomentario completo è disponibile su http://www.ausschaffungsinitiative.ch/

Da sempre numerosi stranieri hanno cercato in Svizzera una nuova patria, sia come rifugiati, sia cercando lavoro. L’economia svizzera si è sempre servita e continua a servirsi tuttora di personale straniero. Senza di esso, parecchie imprese non si troverebbero oggi al posto che occupano. Per questo, la Svizzera ha sempre accolto generosamente gli stranieri in cerca di lavoro, offrendo loro delle interessanti prospettive professionali e personali.

Altrettanto, il nostro Paese ha laddove possibile sempre aiutato, dando rifugio a innumerevoli immigranti che con le loro famiglie fuggivano dal proprio paese. La tradizione umanitaria svizzera è non a caso ben nota in tutto il mondo.

Ma con l’immigrazione di massa da paesi sempre più lontani e di cultura diversa, questa tradizione umanitaria è messa a dura prova. Malgrado che ormai da diversi anni è chiaro che il numero d’immigranti oltrepassa massicciamente le capacità d’accoglienza della Svizzera, la maggioranza dei politici e dei partiti è rimasta inattiva. Nonostante gli avvertimenti dell’UDC, l’immigrazione di massa via asilo non è stata contrastata efficacemente.

Al contrario: i limiti all’immigrazione vengono vieppiù soppressi e perfino gli stranieri criminali e che abusano delle prestazioni sociali non devono più temere l’espulsione dal Paese. Quale triste conseguenza di questa politica, siamo oggi confrontati con una quota altissima di criminalità e con una percentuale di stranieri del ca. 21%, malgrado che il numero delle naturalizzazioni sia aumentato negli ultimi quindici anni a quasi 50’000 l’anno. Questo massiccio aumento delle naturalizzazioni non viene come sempre considerato dalle statistiche federali, nonostante le richieste dell’UDC.

La quota di stranieri nelle prigioni, nell’assistenza sociale, nell’AD e nell’AI è sproporzionatamente alta. La a volte difficile integrazione degli stranieri sfocia in crescenti difficoltà per le scuole e per i comuni. I giovani si vedono obbligati ad evitare le città perché giovani bande di stranieri danno libero sfogo alle loro violenze nelle strade. In molte scuole le nostre lingue nazionali sono diventate lingue straniere, e nelle prigioni si deve offrire una vasta gamma di menu per rispettare tutte le abitudini religione e culturali possibili.

L’immigrazione incontrollata e in particolare la mancanza d’integrazione portano a sempre maggiori costi e rischi per lo Stato e ad una sempre più evidente infiltrazione nella cultura cristiano-occidentale del nostro Paese.

Il nostro ordine liberale viene sempre più sfruttato da stranieri per portare avanti la politica nel proprio paese in Svizzera o addirittura per contrastare il nostro sistema giuridico.

È tempo di imporre nuovamente le regole del nostro Paese. Chi è qui ospite, deve in primo luogo darsi da fare lui stesso per la sua integrazione. Chi è qui ospite, deve assumersi la responsabilità per sé stesso e per la sua famiglia. Chi è qui ospite deve osservare le nostre leggi e rispettare i nostri usi e costumi. Chi non si adegua a questi princìpi deve lasciare la Svizzera.

LA FATTORIA DEGLI ANIMALI di George Orwell lunedì, Feb 18 2008 

L’interessante di questo racconto, secondo me, sono i personaggi, tutti metaforici. Il racconto é ambientato in una fattoria (Padronale) nella campagna inglese. La stessa é gestita in modo trascurato dal signor Jones, padrone di molte bestie. La fattoria ha perso il suo vecchio splendore a causa degli eccessi di alcol del signor Jones. I suoi animali sono abituati a una vita incerta: non hanno ore sicure per ricevere i pasti, le razioni sono tutt’altro che abbondanti, per gli animali da soma il lavoro é duro e, per chi non lavora, la vita é corta. Tutti gli animali sono sottomessi a causa dell’ignoranza e la mancanza dell’intenzione di voler cambiare qualcosa. Solo un maiale, il Vecchio Maggiore, vede, e comunica ai suoi compagni, l’esistenza, o meglio la possibilità di un’altra maniera di vivere; anche se sà che la sua vita sarà troppo corta per assistere a quest’altro mondo. Nel suo sogno raffigurava un modo di gestione della fattoria diverso dal solito, dove gli animali convivevano in pace e libertà collaborando e dividendosi il lavoro. Era nato l’Animalismo. Una volta morto il Vecchio Maggiore due dei suoi figli furono i subentranti delle sue idee; uno era Palla di Neve, molto loquace, vivace e ricco di inventiva. L’altro, invece era Napoleon, dall’aspetto molto feroce, poco comunicativo e ha la fama di voler sempre fare di testa sua. Esattamente due temperamenti diversi. Dopo la soppressione di Jones i due caratteri vanno a scontrarsi: mentre il primo progetta il futuro della comunità, il secondo é impegnato ad armarsi. Dopo non molto tempo Napoleon decise dieliminare Palla di Neve, che lo disturbava nel compimento dei suoi piani. Gli abitanti della fattoria, adesso chiamata “degli animali”, fin ora vivevano bene e seguivano le idee del Vecchio Maggiore. Ma da quando Napoleon possiede l’assoluto potere (grazie a una massiccia disinformazione a danno delle bestie), facendo eseguire gli ordini dai suoi violenti cani, il benessere degli animali peggiora, il lavoro aumenta e le razioni diminuiscono; fino a quando la situazione é più inquieta di quando c’era ancora il signor Jones. Più le condizioni peggiorano, più i maiali acquisiscono le abitudini degli umani, anche se questo va contro la morale dell’Animalismo.
Al finale della storia gli animali si accorgono che i maiali sono diventati uguali agli umani e che sono stati sfruttati dai compagni che avevano promesso libertà e benessere.
Le vicende in questo libro raccontano, nello stile di una fiaba classica, come degli animali si ribellano dai padroni umani e instaurano una società di uguali, che però non durerà molto. La causa sono i maiali, più intelligenti e bravi organizzatori di complotti e intrighi, che afferrano il potere sulla situazione annientando la fronda. Con il trascorrere del tempo i maiali si trasformano in riproduzioni di esseri umani con la scusa: “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”.
“La fattoria degli animali” é un racconto puramente critico e contrario al comunismo applicato in Russia da un regime totalitario. La fiaba rispecchia esattamente gli avvenimenti, tragici, che accadono attorno alla Rivoluzione russa. Con i personaggi rappresentati da animali l’autore voleva evitare la censura presente in quei anni (la seconda guerra mondiale); siccome l’URSS combatteva sul stesso fronte degli alleati,la Gran Bretagna non poteva ammettere la vendita di un libro anti-comunitsta. Le bestie hanno anche loro un rispettivo personaggio storico; ad esempio il cavallo Gondrano, uno delle più importanti figure del racconto, rappresenta A. G. Stachanov, instancabile minatore che segnò un primato nella quantità di carbone estratto individualmente e simbolo della propaganda comunista. Altri esempi sono: il Vecchio Maggiore che rappresenta Lenin o K. Marx (a seconda dall’interpretazione), Palla di Neve é relativo L. D. Trotzkij, il corvo Mosé alla Chiesa. Ma anche gli umani sono metaforici, il signor Jones é lo Zar, i suoi compagni (che lo aiutano nel tentativo di riconquistare la fattoria) sono i Paesi europei.
Orwell scrisse questo libro perché era deluso e volle criticare, anche se simpatizzava le idee progressiste, il modo di come le teorie di Marx vennero applicate in Russia; cioé con la violenza, la polizia segreta, la dittatura e la sottomissione della popolazione.
Il libro fu redatto tra il 1943 e il 1944, ma parecchi editori lo rifiutarono perché é, secondo loro, troppo critico in confronto al loro alleato e al stalinismo. Solo a guerra terminata la casa editrice Secker &Warburg gli pubblica il manoscritto. La versione in italiano é stata pubblicata da Arnoldo Mondadori Editore. Il scritto ha avuto un enorme successo ed é considerato un capolavoro letterario.

Chiari pregi dell’iniziativa espulsioni sabato, Feb 16 2008 

BERNA – L’UDC ha depositato stamani alla Cancelleria federale l’iniziativa popolare “per l’espulsione degli stranieri che commettono reati (Iniziativa espulsione)”. Il progetto è sostenuto da 210’770 firme controllate dai comuni. Ne sarebbero state raccolte oltre 233’000.

L’iniziativa chiede che agli stranieri condannati per reati gravi sia ritirato il permesso di dimora o di soggiorno in Svizzera e siano espulsi. La stessa cosa vale per coloro che avessero percepito abusivamente prestazioni delle assicurazioni sociali o dell’aiuto sociale.

L’iniziativa espulsione è stata una dei temi di peso della campagna in vista delle elezioni federali dello scorso autunno, con i famosi manifesti con le pecore bianche che espellevano a calci la pecora nera, manifesti che avevano suscitato non poche polemiche. Per la raccolta delle firme l’UDC aveva tempo fino al 10 gennaio 2009, ma ha raggiunto e superato l’obiettivo delle 100’000 sottoscrizioni con un anno di anticipo.

L’iniziativa dovrà ora essere esaminata dal Consiglio federale e dal parlamento. Poi la parola spetterà al popolo.

Il popolo svizzero ha rapidamente intuito i grandissimi pregi che l’iniziativa espulsioni UDC presenta, lo dimostra lo straordinario risultato che la raccolta firme ha raggiunto.

La criminalità straniera è una triste realtà, i dati dell’ufficio federale di statistica parlano in maniera fin troppo chiara, nonostante non siano completamente corretti visto che gli stranieri naturalizzati vengono classificati a tutti gli effetti come cittadini elvetici, portando le statistiche ad essere fin troppo generose nei confronti dei cittadini stranieri criminali.

Crimini di vario genere, che passano da furti di natura più o meno grave a lesioni fisiche che purtroppo, come i tristi fatti di Locarno dimostrano, possono degenerare fino a raggiungere punti ”di non ritorno”.La quota di stranieri nelle prigioni, nell’assistenza sociale, nell’AI e nell’AD è sproporzionatamente alta, e comporta costi e rischi allo stato sempre maggiori, visto che oltrettutto la situazione è ben lontana dal raggiungere una via per il miglioramento.La difficile integrazione di alcuni stranieri, siano essi singoli individui oppure famiglie intere, comporta crescenti difficoltà per i comuni, per le scuole, e più in generale per la popolazione.Violenza nelle strade, situazioni difficili nelle scuole dell’obbligo e attacchi al nostro sistema culturale sono problematiche di seria entità.

L’iniziativa UDC intende ovviare a tutto ciò, ovviare alla passività generale di politici e partiti che non hanno combattutto correttamente i problemi.Soprattutto i partiti di sinistra (PS in primis) non si sono mossi, e non si muovono tutt’ora per trovare una soluzione.Palesano il termine integrazione, termine che può essere estremamente fumoso e che deve soprattutto essere concretizzato.

Ci si chiederà, in che maniera l’iniziativa UDC promuove l’integrazione ? La risposta è semplice : uno degli innumerevoli benefici dell’inizitiva è quello di tracciare un netto confine fra quelli che sono gli stranieri già integrati nel nostro paese e quelli che si stanno muovendo, molte volte con grandi sacrifici, nella stessa direzione; e i criminali stranieri o di origine straniera.Gli stranieri corretti hanno tutto l’interesse di non finire etichettati come criminali, di prendere nette distanze da chi si comporta in maniera scorretta e che ai fatti danneggia tutta quanta la popolazione svizzera,popolazione intesa come cittadini svizzeri e cittadini stranieri integrati e che lavorano.La tendenza è quella di fare di ogni erba un fascio, è compito di tutti fare in modo che ciò non accada, in modo che chi si comporta nella giusta maniera possa integrarsi senza venir bersagliato da sentimenti xenofobi che possono nascere proprio a causa del comportamento immorale e contrario alla legge di alcuni stranieri menefreghisti e opportunisti.

L’economia svizzera si è sempre servita e si serverà sempre di più di lavoratori stranieri, per questo motivo stranieri in cerca di lavoro verranno sempre accettati e ben accolti.L’obiettivo è di crescere e prosperare assieme.

Anche i bisognosi di aiuto continueranno a venir accolti ed aiutati laddove possibile, proprio come vuole la tradizione umanitaria svizzera, che tutto il mondo conosce.

Lo scopo è quello di ribadire quali sono i nostri valori e di creare sicurezza nonché armonia sociale.Affinché ciò si concretizzi occorre che chi non si adegua ai principi del vivere correttamente lasci la Svizzera

Il Corsaro: analisi dei fatti di Locarno mercoledì, Feb 13 2008 

L’accaduto di Locarno ha sicuramente del tragico, ma un’attenta analisi ci illustrerà subito che non può esser definito “tragedia”. È infatti un caso esemplare di crimine con elevata violenza come ne succedono numerosi in Svizzera, e anche i meccanismi seguenti all’accaduto sono tipici

Cominciamo con l’osservare i colpevoli: si tratta infatti tre giovani provenienti dai Balcani. Sono esattamente questi rappresentanti coloro che più facilmente sono disposti ad aggressioni, furti e consumo e spaccio di stupefacenti. La giustificazione più adeguata per questo atto è il loro passato problematico e la realtà di immigrati; noi riteniamo che questi argomenti sono troppo vaghi e superflui per esser veramente presi in considerazione: sono interessanti e discutibili però di concreto producono solo poco. È inoltre incomprensibile colpevolizzare il periodo e la celebrazione del carnevale visto che normalmente questa festa non provoca “incidenti mortali”. Riteniamo invece più realistico dubitare fortemente della cultura e dell’educazione dei tre giovani. Un’etica che tollera la violenza, il male e le bassezze, un’etica che appunto porta a compiere crimini una grande maggioranza di compatrioti dei tre giovani, e ciò spesso a spese di cittadini corretti.

È grazie alla politica irresponsabile e condotta senza nessuna valutazione della sinistra a cui dobbiamo la mancanza di sicurezza nelle nostre città. Indubbiamente una delle nostre più grandi sfide che ci attende nell’imminente futuro e cercare le risoluzione dei problemi che ci causano persone come i tre omicidi. Proprio l’indirizzo alla ricerca della società più multiculturale possibile che tanto fa sognare la sinistra ha di nuovo presentato al pubblico ticinese uno dei proprio frutti. Ci domandiamo perciò se era veramente necessaria la perdita di una vita umana innocente per dimostrare che la presenza di certe culture, molto differenti della nostra, sono inadeguate a restare nel mondo occidentale? Noi crediamo di no ma siamo certi che ancora oggi la difesa di una nostra immagine cosmopolita, accogliente, paradisiaca è una delle priorità degli esponenti dell’alleanza rossa/verde/azzurra! La stessa alleanza che ci ha procurato miliardi di debiti nelle assicurazioni sociali, il fallimento del sistema scolastico, l’aumento della criminalità e l’aumento delle imposte per poi cercare di marginare questi problemi.

Anche i media come la polizia hanno il loro funzione in questo gigantesco meccanismo: sono esattamente questi due ingranaggi che hanno cercato, com’è da loro abitudine, di nascondere identità e soprattutto origine dei criminali. Solo alcuni giorni dopo vennero svelati lasciando naturalmente l’amaro in bocca a molti.

Passiamo alle previsioni future, che malauguratamente possiamo fin troppo immaginare: grazie al nostro sistema giuridico troppo flaccido in concomitanza con la bontà di giudici e procuratori i tre Balcani avranno solo un corto soggiorno in un penitenziario. Per qualche anno verranno foraggiati con soldi pubblici e trascorreranno una ragguardevole villeggiatura liberati da ogni impegno. Scontata la pena avremo persone segnate che molto difficilmente saranno reintrodotte nel mondo del lavoro e perciò finiranno per vivere di soli sostegni economici provenienti dalle casse statali.

Riteniamo perciò che sia adeguata una rivalutazione dell’iniziativa UDC per l’espulsione e far notare la necessità di riconsiderare il sistema giuridico svizzero.