Impianti invernali di risalita, vergogna. lunedì, Set 29 2008 

Pubblichiamo qui l’articolo di un articolo di un nostro lettore che ci permette di pubblicare in anteprima il testo che apparirà solo prossimamente sui giornali cantonali.

 

 

Vorrei dire la mia sulla questione della revisione e ripartizione dei finanziamenti alle stazioni invernali Ticinesi da parte del C.d.S.

Innanzi tutto come cittadino Bleniese, non tollero che per “salvare” una stazione sciistica (Airolo) e sovvenzionarne altre 2 (Cari e Bosco Gurin), se ne perdano per strada  2 (Nara e Campo Blenio), non meno importanti!

Nara e Campo Blenio necessitano, per far quadrare i bilanci, 200’000, rispettivamente, 100’000 franchi, che sommando è lo stesso importo che il Cantone regala a UNA delle due stazione sovvenzionate, quindi 300’000 possono equivalere a salvare non una sola ma DUE stazioni sciistiche!, o si finanziano tutte, oppure si lasciano a bocca asciutta tutte e 5 e si va a praticare sport invernale nei Grigioni, visto che, durante la conferenza stampa del 25 settembre, il direttore di Grischconsulta, Roland Zegg ha espresso che dai dati emersi dal rapporto che Grishconsulta ha elaborato, sulle condizioni delle stazioni invernali del nostro cantone, è uscito che nel nostro cantone non c’è piu possibilita di andare avanti ancora tanti anni con le queste stazioni, quindi, come ha dichiarato Zegg: venite tutti a sciare nei Grigioni cosi gli affari del cantone Grigioni miglioreranno!!

Mi domando se i nostri beneamati consiglieri sono giu solamente a firmare scartoffie … perche si è sempre sentito dire di cercare di salvare il salvabile delle zone turistiche del cantone, una di queste è la valle di Blenio, con le sue infrastrutture, quindi vi domando di non gettare via soldi per finanziare “robe” inutili!, qualche cosa sul fondo della cassa resta sempre, quindi spero che ne potete scaraventare un po’ per finanziare le stazioni di Nara e Campo Blenio, se no poveri frontalieri se non possono andare a sciare o slittare al Nara, se esso chiuderà, dove andranno?!

Ancora un paio di ragionamenti sul Nara, fino ad ora è stata sempre una stazione che non ha mai  ricevuto alcun finanziamento cosi grossolano, dallo Stato e dal Cantone,  come nel resto delle altre stazioni! Al contrario delle altre! Se si è potuto tirare avanti fino ad ora è grazie al comune di Acquarossa, senza dimenticare gli aiuti economici di ditte e privati (oltre ai pochi sussidi dal cantone),  e principalmente un grazie al gruppo degli Amici del Nara che si sono messi a disposizione per permettere sempre ogni inverno una buona riuscita della stazione!

Quindi enuncio, a voi, amici Bleniesi, che se i bravi Consiglieri non si diano da fare su questa questione, diciamo basta alle imposte cantonali da spedire a Bellinzona!!!

4. IL CAMBIO DEL SOVRANO, L’UNITÀ E LA FONDAZIONE lunedì, Giu 23 2008 

Nell’anno 1273 avviene una svolta: inaspettatamente Rodolfo d’Asburgo viene eletto re della Germania. Grazie all’immediatezza imperiale Urani e Svittesi sfuggono al controllo degli Asburgo, che però adesso diventa loro imperatore. Questo evento sconcerta i Waldstätten e, seguendo l’esempio delle città dell’Altipiano, si uniscono. A causa dell’ampio territorio, Rodolfo ricorre a dei funzionari chiamati balivi. La maggioranza di loro ha origini servili; hanno la funzione di amministrare le finanze e gestire la giustizia, sono però poco propensi a seguire le leggi locali. Gli abitanti dei futuri cantoni però sono poco soddisfatti di essere governati da uomini in condizioni inferiori, inoltre sono anche obbligati di pagare pesanti imposte per finanziare le guerre di Rodolfo.

 

Nel luglio del 1291 accade un altro importante fatto che cambierà l’avvenire dei Waldstätten : muore il re Rodolfo. Per tutelare l’incerto futuro decidono di rafforzare gli accordi creando un’alleanza. Al primo agosto 1291 si crea la Confederazione Svizzera.

“SONO REAZIONARIO!” lunedì, Giu 23 2008 

 

Fortunatamente viviamo in una democrazia; questo sistema è fatto di discussioni e con­fronti di idee e pensieri. Purtroppo abbiamo anche sempre un grande numero di contro­versie che spesso non vengono affrontate con il minimo di dignità preferendo diffamare oppure minimizzare opinioni altrui. Per raggiungere questo fine una delle tecniche mag­giormente usate è certamente tentare di non far figurare come membro della società l’avversario: l’esclusione, di questo però vogliamo parlarvi in un momento successivo tramite un pros­simo articolo; ora preferiamo rivolgerci al problema che definiamo delle parole fatte. “Raz­zista”, “populista” oppure “demagogo” sono sicuramente fra le più utilizzate dalla sinistra come lo è pure il termine “reazionario” su cui vogliamo scrivere qualche pensiero.

La definizione reale di questo termine sta ad indicare una persona che intende riproporre concetti appartenenti al passato, nel linguaggio politico è però usato in modo dispregiativo per chi non sposa pienamente la modernità, le novità e i cambiamenti. Sono purtroppo numerosi quelli che sostengono che è proprio la modernità ad averci portato la democra­zia, la libertà e la pace. Un reazionario quindi è anche antidemocratico, schiavista e belli­gerante; ma è veramente così? Noi ne dubitiamo, infatti non servono delle grandi cono­scenze sulla nostra storia nazionale per provare il contrario.

 

La democrazia difatti non la dobbiamo certo al socialismo o a una di queste simili illusioni, che per raggiungere i loro scopi (l’internazionalismo, l’apertura a tutti i costi all’universalità e maggiorare il potere statale) ha proprio bisogno il contrario. La nostra nazione ha una secolare esperienza con questa forma di governo al contrario ad esempio di nazioni anche vicine come l’Italia. Oggi la possibilità pei cittadini di intervenire nella res publica è in co­stante calo visto che la nostra reale democrazia è in contrasto con numerose leggi che UNO oppure UE cercano d’imporci. È perciò un crimine o una colpa essere effettivamente “reazionari” e quindi cercare l’avvicinamento alla democrazia tramite l’allontanamento da gioghi stranieri? Cominciamo a lasciare questa domanda aperta.

 

Passiamo quindi alla presunta colpa di essere contro la libertà e di cercare di instaurare un nuovo ordine assolutistico. In particolar modo la destra è continuamente confrontata con incessanti amplificazioni del codice penale che tentano di creare un nuovo cittadino mino­rato. La burocrazia, sostenuta in particolar modo dalla sinistra, tenta di signoreggiare sul cittadino, impedendo la sua indipendenza finanziaria, e creando in questa maniera un vincolo obbligato. Un esempio è il tedesco di cui sei dei sui concittadini su dieci non sono più in grado di vivere senza il cordone ombelicale proveniente dallo Stato (questo tema è anche oggetto di un’epistola al Sig. Bianchi). Riteniamo quindi molto più reazionari questi tentativi di ri­torno nostalgico al periodo feudale tramite la creazione di pericolosi parallelismi con quei tempi (per citare un esempio: l’instaurare delle decime e di innumerevoli altri pagamenti).

 

Anche l’accusa di presunta propensione alla belligeranza è solo un’ulteriore esempio del mal concepimento di pensieri provocato dalle fantasie socialistoide. Infatti nei loro schemi i termini passato e guerra sono strettamente connessi, perché al giorno d’oggi non esistono conflitti! Purtroppo questa è solo realtà all’interno dei loro microcosmi astratti. La modernità e la globalizzazione hanno malauguratamente portato a tracolla anche i mezzi adeguati per uccisioni ed ecatombe di intere popolazioni e razze. Un anarchismo provocato dalla decolonizzazione è una dimostrazione della potenzialità d’annientamento che può provocare il caos. Oltre a ciò, si mostra sotto i nostri occhi come ogni giorno che si consuma incrementa regolarmente la disposizione verso la violenza del terrorismo nel Medio Oriente, creando quindi solo maggiori angosce e preoccupazioni.

Ma anche la sicurezza del nostro habitat è maggiormente messa a repentaglio. Omicidi, stupri e furti sono ormai diventati all’ordine del giorno, e siccome non si intravvedono all’orizzonte arrivi di provvedimenti utili all’affermarsi del bene possiamo concludere che questo trend è in costante aumento. Sono ormai passati i tempi di cui parla Schiller nel suo “Guglielmo Tell”, dove non esistevano serrature e lucchetti che barricavano le porte come neanche esistevano i briganti.

 

Inoltre anche l’economia, e quindi il benessere di ogni cittadino, è fortemente percossa dai cambiamenti che stiamo subendo. Il rincaro del delle materie prime in generale, come pure quello degli alimenti, tormenta soprattutto li semplice uomo e le sue finanze. Riteniamo quindi più che giustificato poter credere a periodi che non siano il futuro; come fare a resistere alle laude provenienti dal passato, periodi affermati e garanti di prosperità? Crediamo quindi di poter definire con una certa sicurezza di esser sprovvisti del buon senso e di credere troppo all’affidabilità dei loro occhi storpi coloro che attendono esasperatamente il futuro.

 

Speriamo perciò, che con questo testo siamo in grado di rilanciare l’amore per la realtà e un maggior credo nelle opere compiute dai nostri avi. Attendiamo quindi, e nuovamente, una disposizione più chiara per l’approccio verso la scienza del governo e le discussioni in maniera più matura e sostanziale. Per concludere vogliamo citare una frase dell’intellettuale italiano Giovanni Papini che, scrivendo sullo stesso tema, diceva:

 

e se non capiranno vorrà dire che, almeno in questo caso, i reazionari sono proprio loro.”

(”Siamo reazionari?”, Il Regno n. 41 del 3 settembre 1904)

 

Illuminismo: scheda di lettura Diderot e Voltaire sulla visione dell’altro mercoledì, Giu 11 2008 

 Abbiamo la fortuna di poter pubblicare questo lavoro sull’Illuminismo redatto da un nostro affiliato. L’autore ha tentato, osiamo dire con successo, di fare un interessante confronto tra due scrittori di quel periodo. Non ci resta quindi che augurare buona lettura facendo notare che su richiesta si può ricevere l’opera anche in formato Pdf.

 1,Voltaire, opere trattate:

  • L’America ( titolo originale: Essai sur les moeurs et l’esprit des nations)

 2.Diderot, opere trattate:

  • Supplemento al viaggio di Bougainville ( 1771)

 

Presentazione e commento delle opere:

1.L’America, Voltaire

La tesi generale di Voltaire è che non conveniva la conquista dell’America: non agli americani originari, e questo è di immediata percezione. Ma neppure agli europei. Gli scritti sull’America di Voltaire sono compresi – come un compatto trattato o un dizionario nell’Essai sur les moeurs et l’esprit des nations, al quale il filosofo si era dedicato con un esplicito programma intellettuale: «Mi sembra che abbiamo considerato la storia soltanto alla stregua di una compilazione cronologica. Mi sono sforzato di fare, come meglio ho potuto, la storia dei costumi, delle scienze, delle leggi, delle usanze e delle superstizioni. Vedo quasi esclusivamente storie di monarchi, voglio storie di uomini». Come confronto polemico, Voltaire ha dunque quella storiografia dominante che è sempre, come diceva Petrarca, «elogio di Roma»: la storia celebrativa, degli splendori, delle gesta, delle cronache e degli annali. E i materiali da cui parte per scrivere sull’America (di antropologia, di geografia umana, di etnologia, di sociologia, oltre che di storia politica) sono solo i documenti che riflettono le opinioni ufficiali del tempo, le memorie, i libri, le immagini a stampa: e tale ne doveva essere la sensazione di enormità che il suo trattato diventa una galleria delle sciocchezze sull’America (ognuna delle quali nasconde ingiustizia) e delle sue sarcastiche risposte, sfociando nel razzismo, che assumono una connotazione schizzofrenica se le si paragona ai giudizi espressi da Voltaire nel Candido, i concetti si antepongono decisamente. Le risposte sarcastiche derivano dal fatto che Voltaire, si fornisce da fonti antiche e gli aristocratici illuministi si aspettano che dai viaggi risulti proprio quello descritto dai libri. L’aristocrazia, vivendo isolata, visto che i ceti sociali non entravano mai in contatto tra di loro, aveva una percezione della realtà distorta, quindi i trattati sull’America di Voltaire risultano basati su stereotipi, pregiudizi dategli dal tipo di fonti già citato in precedenza. A togliere per noi ogni alone ideologico ai concetti di tolleranza, ragione e libero pensiero, e darne la misura concreta di rifiuto e di sconcerto per i luoghi comuni dominanti.

Citazione: (Essai sur les moeurs et l’esprit des nations), CLVX, vol. II, pp. 334-35

Gli abitanti delle isole di questo continente erano una specie nuova di uomini: nessuno di loro aveva la barba. Essi furono altrettanto stupiti del viso degli Spagnoli quanto dei vascelli e dell’artiglieria; in un primo momento considerarono quei nuovi ospiti come mostri, o come dèi che venivano dal cielo o dall’oceano. Noi imparammo allora, attraverso i viaggi dei Portoghesi e degli Spagnoli, quanto piccola sia la terra. Si era riscontrato che nell’Indostan vi erano razze di uomini gialli. I neri, distinti a loro volta in parecchie specie, si trovavano in Africa e in Asia abbastanza lontani dall’equatore; e quando poi si penetrò in America fin sotto la linea equatoriale, si vide che la razza è colà abbastanza bianca. Gli indigeni del Brasile sono del colore del bronzo. I Cinesi sembravano ancora una specie interamente differente per la conformazione del naso, degli occhi e degli orecchi, per il colore e forse anche per l’ingegno; ma ciò che si deve sottolineare maggiormente è che, in qualsiasi regione queste razze siano trapiantate, non cambiano affatto se non si mescolano agli indigeni del paese. La membrana mucosa dei Negri, che è stata trovata nera ed è la causa del loro colore, è una prova manifesta del fatto che in ciascuna specie di uomini, come nelle altre piante, c’è un principio che la differenzia dalle altre. La natura ha subordinato a questo principio quei differenti gradi di ingegno e quei caratteri delle nazioni che vediamo cambiare così raramente. Per questo i Negri sono schiavi degli altri uomini. Vengono acquistati sulle coste dell’Africa come se fossero bestie, e quelle masse di negri, trapiantati nelle nostre colonie dell’America, servono un ristrettissimo numero di europei. L’esperienza ha inoltre dimostrato quanta superiorità abbiano gli Europei sugli Americani i quali, facilmente vinti dappertutto, non hanno mai osato tentare una rivoluzione, per quanto fossero più di mille contro uno.1


2. Supplemento al viaggio di Bougainville, Diderot

 

Nel 1766-69 il navigatore francese Bougainville aveva compiuto un viaggio di circumnavigazione del globo terrestre scoprendo numerosi arcipelaghi della Polinesia e aveva poi raccontato la sua esperienza nel “Viaggio intorno al mondo” (1771) che è una critica radicale ai fondamenti culturali ed etici della civiltà europea del tempo. Il testo è scritto nella forma del dialogo tra il vecchio saggio di Tahiti e Bougainville. Diderot denuncia l’etnocentrismo, la tendenza degli europei di credersi superiori a ogni altro gruppo etnico legittimandola tramite stereotipi e pregiudizi, e l’etnocidio, la tendenza a distruggere e a sottomettere ogni altro gruppo etnico distruggendo il suo relativo patrimonio culturale. Diderot, allo stesso tempo, presenta come modello la comunità tahitiana come vicina allo stato di natura (vedi il mito del “buon selvaggio”), basata sulla parità uomo-donna, sulla comunità dei beni, l’eguaglianza, la libertà sessuale e l’autogoverno.

Lo scopo principale di quest’opera di Diderot è in realtà di pronunciare un’aspra invettiva anticolonialistica, il conflitto tra uomo “artificiale e morale” e l’uomo “naturale”. Il testo consiste in un dialogo tra 2 personaggi (A e B), nel cui discorso si innesta un altro dialogo, tra il cappellano della spedizione di Bougainville e Orù, un selvaggio tahitiano. Diderot costruisce sapientemente un dibattito per discutere il tema principale del libro, la superiorità o meno dello stato di natura rispetto a quello civilizzato.

 

Piangete, poveri Tahitiani! Piangete, ma per l’arrivo, non per la partenza di questi uomini ambiziosi e malvagi. Un giorno li conoscerete meglio, un giorno torneranno col pezzo di legno che vedete legato alla cintura di questo in una mano e il ferro che pende dal fianco di quello nell’altra, per incatenarvi, sterminarvi, sottomettervi alle loro stravaganze e ai loro vizi. Un giorno sarete loro servi, corrotti, vili, infelici come loro. […] Il Tahitiano di cui vuoi impadronirti come di un bruto è tuo fratello, siate entrambi figli della natura. Che diritto hai su di lui che egli non abbia su di te?”2


Diderot fa dire questo monologo al vecchio saggio nel primo capitolo che in realtà non è mai avvenuto, secondo quanto riporta Bougainville nel suo “Viaggio intorno al mondo”. Si tratta di un’ invenzione espressa allo scopo di elogiare, anche se indirettamente, la vita naturale condotta dai Tahitiani rispetto a quella dei conquistatori.

 

 

 

Confronto :

Il confronto è molto forte sul tema del razzismo nel quale Voltaire divide la specie umana in diverse razze, classificandole come superiori e inferiori mentre Diderot, facendolo dire al vecchio saggio tahitiano, afferma l’uguaglianza di tutte le razze, ponendo ogni individuo come figlio della natura. La soluzione per Diderot sta dunque nel trovare una via di mezzo tra la società civilizzata, che tenderà al ritorno allo stato primitivo senza mai raggiungerlo, e la società naturale che indubbiamente progredirà. Diderot insulta l’uomo civilizzato degradato, corrotto ed elogia l’uomo selvaggio perchè conduce una vita più conforme alle legge naturale. La civiltà perfetta per l’autore è dunque l’unione di questi due stili di vita, in conclusione ritiene l’uomo naturale, in un certo senso, molto progredito. Voltaire ritiene queste popolazioni prive di qualunque interesse per gli europei, sono dotati di una ragione imperfetta, tanto che conquistarli non è di nessun beneficio secondo Voltaire per gli europei e in più essendo incapaci di rivoltarsi pur trovandosi in rapporto di mille contro uno, in sostanza, meritano solo di essere trattati come animali, e dunque classificati come essi, e di essere deportati e schiavizzati. Diderot e Voltaire dissentono sul fatto che possa esistere una razza umana superiore ad un’altra. Voltaire vede le razze inferiori, ritenute da lui inferiori rispetto alla civiltà europea, come una possibile risorsa da sfruttare, ma di infima qualità per la quale, secondo Voltaire, non vale la pena conquistarla, benché sia facile. Diderot, d’altro canto, invece vede i selvaggi come un modello di vita naturale assolutamente da recuperare e da fondere con il modello di vita civilizzato. La soluzione per una società perfetta sta nel mezzo tra la vita naturale e civilizzata, nella quale si tenta, ma vanamente di conciliare i 3 codici morali, quello naturale, più vicino ai Tahitiani, quello religioso e quello civile, più vicini agli europei.

Un punto in comune in Voltaire e Diderot, è una certa diffidenza nel modo di porsi alla religione, quest’aspetto è più forte in Diderot. Diderot sostiene, difendendo i Tahitiani tramite una visione utilitaristica del sesso, che è l’atto di procreazione e l’accrescimento della popolazione di Tahiti a dominare e non l’astratto e corrotto godimento individuale. Per cui si deduce che una religione che non permette di godere di questo piacere, se impedisce la procreazione, per bocca dei Tahitiani assume una forte connotazione negativa, dunque la religione è fortemente contraria, non è conforme alla legge di natura. Voltaire riteneva la religione un fatto negativo, non principalmente per i costumi e l’etica morale, ma piuttosto per la politica, infatti Voltaire, oltre ad essere uno dei grandi fautori della tolleranza religiosa, condanna aspramente il fanatismo religioso e ne dava la seguente definizione: “ Patologia dello spirito che consiste nel non sapere uscire dal punto di vista infantile e che considera se stesso al centro della realtà. Voler convincere gli altri a tutti i costi che la mia idea è giusta, è il prolungamento in età adulta dell’egocentrismo del bambino. Quando questo infantilismo dispone di poteri politici, sociali e militari diventa la più grande minaccia del mondo moderno”. Voltaire deplorava l’intromissione della religione nelle questioni politiche, dunque le guerre e conquiste dettate dall’intolleranza religiosa, che si contrappone alla sua considerazione della divisione delle razze. La religione è il punto massimo di coesione delle teorie di Voltaire e Diderot anche se il grande tema di discussione rimane l’uguaglianza delle razze, capovolgendo il concetto di progresso, ossia inteso come un alto tasso di conformità alla legge naturale, e il razzismo di Voltaire che le divide ritenendole, dalla superiore alle inferiori, e analizzandole le paragona a animali, a uomini dotati di una ragione imperfetta, privi di qualsiasi interesse per la conquista e talmente stupidi da farsi schiavizzare, pur essendo in forte superiorità numerica.

 

Conclusione:

Progredire vuol dire conformarsi alla legge naturale, raggiungere la felicità (vedi mito del buon selvaggio), mentre la civiltà scaglia l’uomo in un abisso senza fine, continua a regredire allo stato primitivo, secondo Diderot.

Secondo Voltaire invece, la società superiore è quella sì civilizzata dal morbo del fanatismo religioso, ma non della religione nella sua totalità e per questo predica la tolleranza religiosa.

Le altre civiltà sono chi più o chi meno di scarto per i molti motivi elencati all’interno del lavoro, dotate di scarse capacità intellettive, dedite solo ai desideri della carne, cannibali, paragonate a animali per la peggiore delle razze.

 

Bibliografia tematica:

 

Libri:

 

  • Voltaire, L’America, Sellerio, Palermo, 1991

  • Denis Diderot, Supplemento al viaggio di Bougainville, Laterza, Roma, 1993

  • Giuliano Gliozzi, Differenze e uguaglianza nella cultura europea moderna: scritti 1966-1991,Vivarium, Napoli, 1993

  • Giuliano Gliozzi, Le teorie della razza nell’età moderna, Loescher, Torino, 1986

 

Altre fonti:

 

  • Lorenza Visetti, Bougainville e il mito di Tahiti, Lavoro di maturità di italiano, anno scolastico 2007/2008

Note:

1 Il brano è tratto da “Le teorie delle razza nell’età moderna”, Giuliano Gliozzi, 15. Voltaire: difformità fisica e gerarchia morale, pp. 169-170

 

2 Supplemento al viaggio di Bougainville, Diderot, pp.13

Una frase dal SIDDHARTA di Hermann Hesse giovedì, Mag 29 2008 

“Quando qualcuno cerca, allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa, fuori da quella che cerca.” (p.184, Cap. Govinda)

Hermann Hesse nacque a Calw, nel Baden-Württemberg, nel 1877. Era figlio di un missionario. È forse stata la vita del padre ad avvicinarlo alle filosofie orientali. Un’altra sua passione erano le teorie psicanalitiche. Nel 1923 diventò cittadino svizzero e nel 1946 ricevette il premio Nobel. Morì nel 1962 a Montagnola.
Le sue prime opere, riconducibili al neoclassicismo, risalgono ai primi anni del Novecento: Peter Camenzind (1904) e Sotto la ruota (1906). Invece i racconti Demian (1919), Siddharta (1922), Il lupo della steppa (1927), Narciso e Boccadoro (1930) e Il gioco delle perle di vetro (1943) trattano la crisi di valori insorta dopo la Grande Guerra, il rifiuto di una società troppo tecnologica e la ricerca per nuova spiritualità più profonda. La sua opera più nota è il racconto trattato.
(Fonte: Enciclopedia Zanichelli ’03)

Il protagonista è un uomo che cerca di vivere interamente la propria vita perseguendo la felicità e l’equilibrio interiore alla scoperta del proprio Io, da esperienza in esperienza.
Per capire meglio il racconto aiutano un paio nozioni sul personaggio: il protagonista fa parte della casta dei Brahmini, l’élite della società indiana. È un giovane dall’aspetto attraente quando lascia la sua casa e la famiglia senza mai più rivederle, per trovare la via che porta alla felicità. Ben presto però scopre che non era una persona come le altre: le persone comuni (chiamate “uomini-bambini”) hanno la capacità di amare, lui invece ne è privo. Non poter amare rende anche difficile il rapporto tra lui e suo figlio. Alla fine del romanzo il saggio Siddharta è già a età avanzata.

Lo scrittore nel redigere il romanzo si è ispirato ad Siddharta Gautama, appartenente alla famiglia Kusinagara, principe erede al trono, che all’età di trent’anni abbandonò la famiglia per cercare una via di salvezza.

La ricerca della felicità di Siddharta è l’argomento principale del romanzo. Per raggiungere lo scopo, il protagonista deve compiere molte scelte, le quali lo porteranno a vivere in diverse caste e molte vesti dell’India del VI sec. a. C. : dai vagabondi Samana ai sacerdoti Brahmini. Scopre molte regole, ma non segue mai una dottrina. È dell’opinione che la saggezza non è comunicabile e che ognuno deve scoprire il proprio cammino.
La frase viene espressa al finale del racconto, quando il protagonista, appagato, perché ha trovato la felicità, incontra per la terza volta l’amico Govinda, segnato dalla continua ricerca. I due amici si lasciano quando quest’ultimo diventa discepolo d’un santo. Quando si ritrovarono di nuovo di fronte, Siddharta divide la sua sapienza con il compagno. Una di queste saggezze è la frase scelta.

La decisione è caduta sull’espressione di pagina 184, perché io concordo con questa opinione, anche se ne ho preso coscienza solamente nell’atto della lettura. È stata l’esperienza che mi ha portato a condividere lo stesso pensiero. Questo evento capita sia quando si cerca una cosa reale, sia una cosa virtuale. È importante essere consapevoli che cercare significa avere uno scopo, un movente che produce l’aspirazione a individuare ciò che si desidera. Il fine della ricerca impedisce di cogliere il richiesto, di assorbire l’esterno e di interagire con l’ambiente. La ricerca dovrebbe giovare a colui che cerca, ma il continuo badare alla propria missione porta a un turbamento psicologico, vale a dire il contrario della bramata calma e felicità. Trovare invece significa essere liberi, essendo la meta, la beatitudine, già raggiunta. L’assenza di uno scopo rende contenti e liberi da persecuzioni. Ciò mi fa prendere coscienza che tutti noi siamo cercatori e che la ricerca continua sempre.

Questo racconto mi ha illustrato un’altra religione, il Buddhismo, che prima non conoscevo. Non solo la religione, ma tutta la filosofia orientale mi ha colpito e fatto confrontare le loro usanze con le nostre. Mi accorgo che ci sono uguaglianze: anche nel Cristianesimo esistono Santi che rinunciarono al benessere per vivere in armonia e vicini a Dio (S. Nicolao della Flüe, S.Francesco d’Assisi).

Vecchio lavoro d’italiano concesso da un nostro membro.

3. L’IMMEDIATEZZA IMPERIALE giovedì, Mag 29 2008 

Per gestire i vasti territori del regno il re della Germania incaricava molti vassalli. Nella regione del Lago dei Quattro Cantoni c’era appunto la famiglia degli Asburgo e grazie all’immediatezza imperiale riescono ad evitare la sovranità di questi signori nobili. In questo modo sono direttamente subordinati all’imperatore, il quale si limita di ricevere i tributi. Nello schema vediamo a sinistra la situazione prima del 1231, l’anno in cui gli Urani ricevono l’immediatezza imperiale, e a destra i vantaggi dell’assenza dei vassalli.

2. I PRIMI PASSI VERSO LA LIBERTÀ giovedì, Mag 29 2008 

 

Grazie alla comunità rurale degli Urani si apre il passo del S. Gottardo, e con questo anche la possibilità di nuove occupazioni come gli osti e i somieri. Esattamente questi, grazie al contatto con viaggiatori stranieri, vengono al corrente delle carte di libertà date ad alcune città italiane e fiamminghe. Viene così richiesta dagli Urani, e ricevuta, l’immediatezza imperiale nel 1231. Questi vengono subito seguiti dagli Svittesi, nel 1240, anche se non viene riconosciuta dagli Asburgo. Le comunità di Untervaldo invece non riceveranno mai questa libertà.

1. La Confederazione alle origini giovedì, Apr 17 2008 

Con questo articolo lanciamo una serie di brevi testi che vuole, telegraficamente e con la massima chiarezza, illustrare la nascita della Svizzera con l’unione dei primi 8 Cantoni. I seguenti articoli verranno pubblicati nelle prossime settimane.

 

All’inizio del XIII secolo si crea la comunità rurale degli Urani, come accadde anche in altre parti d’Europa (Tirolo, Delfinato). Lo scopo di queste organizzazioni era il compimento di lavori che richiedevano l’adesione di tutti gli abitanti della regione, la manutenzione di sentieri e pascoli, ma anche di guidare la vendita dei prodotti. Gli Urani si organizzarono in modo da controllare il traffico sul passo del S. Gottardo. Questo esempio venne subito seguito dagli altri Waldstätten: così si formarono anche le comunità di Svitto e due d’Untervaldo. Queste congregazioni si possono ritenere gli archetipi dei cantoni.

 

Sempacher Rede di James Schwarzenbach giovedì, Apr 17 2008 

Liebe Mitbürger, liebe Mitbürgerinnen! Nach dem denkwürdigen 7. Juni war es unser Wunsch, einmal mit der grossen Familie, die unserm Volksbegehren gegen die Überfremdung zugestimmt hat, zusammen zu kommen und ihr unsern Dank abzustatten. Gibt es dafür einen schöneren Tag als den Geburtstag unseres Vaterlandes und einen würdigeren Ort als Sempach, wo doch jedes Kind weiss, was hier vor bald sechshundert Jahren geschehen ist? Am 7. Juni haben, trotz schwerster Opposition, wie Ihnen allen bekannt ist, 550 000 Eidgenossen, Stimmbürger, unserer Initiative zugestimmt. Ein besonderer Dank gebührt den annehmenden Ständen, zunächst der Innerschweiz, den Kantonen Uri, Schwyz, Unterwalden und Luzern. Ein weiterer herzlicher Dank gebührt Freiburg und Solothurn. Und überdies hat es uns besonders gefreut, dass auch der Kanton Bern, in dessen Hauptstadt unser Parlament seinen Sitz hat, angenommen hat. Sehr herzlich danken wir auch den Bürgern und Arbeitnehmern der Industriekantone, denn wir wissen, welch ungeheurem, geradezu totalitären Druck sie von Seiten der Industrie ausgesetzt waren. Wärmster Dank auch unseren Tessiner Freunden. Volle fünfzehntausend haben Ja gestimmt. Das ganze Bleniotal war für uns. Ebenso herzlicher Dank gebührt der welschen Schweiz. Es hat sich kein Graben gebildet, wie die gegnerische Propaganda immer prophezeit hat. Das Gegenteil ist der Fall: Zwischen Stadt und Land, zwischen Welsch und Deutsch, zwischen den Konfessionen, zwischen Bauern, Gewerbetreibenden und Arbeitern hat sich ein Band der Solidarität neu geknüpft, zwischen all denen, die in der Liebe zur Heimat verbunden sind. Wir können sagen, der alte, unverwüstliche Kern der Eidgenossenschaft hat dieser heimtückischen Nein-Parole getrotzt. Der 7. Juni ist ein Markstein in unserer Geschichte, wenn nicht ein Wendepunkt! Es hat sich politisch dort ereignet, was am 9. Juli 1386 hier militärisch geschehen ist: Antreten geschlossen gegen eine gefährliche Übermacht – und dann der Ruf: «Eidgenossen, ich will Euch eine Gasse machen!» Unsere Nationale Aktion mit ihren vielen Verbündeten und Sympathisanten haben diese Bresche geschlagen. Aber eine Bresche wird sinnlos, wenn nicht nachgestossen wird. Und der Einbruch in diese Phalanx der anonymen Wirtschaftsdiktatur, die unsere Freiheit bedroht, der muss jetzt ausgeweitet werden. Ein Tapferer hat am 17. Juli nachgestossen. Es ist der Präsident des Hausverbandes der BBC, Ingenieur J. Kaspar, der erreicht hat, dass Alt-Bundesrat Hans Schaffner der BBC den Rücken kehren musste. Wir sind keine rückwärts gewandten Propheten, keine Idylliker, die der Vergangenheit nachtrauern. Wir blicken in die Zukunft, wissen aber, was wir unserer Vergangenheit schulden. Wir sind ein christliches Volk. Unsere Toten sind mitten unter uns. Vergangenheit, Gegenwart und Zukunft bilden eine unzerreissbare Kette. Wir sind ein «Ring i der Chetti», wie der Berner von Tavel so schön geschrieben hat. Die Schweiz ist kein Land unter vielen, das sich einfach eingliedern und integrieren lässt. Wir sind eine Eid-Genossenschaft. Und auf diesen beiden Grundpfeilern beruhen unsere Freiheiten. Erstens auf dem Eid – unser Staat, jeder Einzelne von uns steht unter dem Machtschutz des Herrgottes. Und der Christenglaube ist unser Fundament. Und aus dem Glauben werden abgeleitet: Freiheit, Recht, Moral und soziale Verpflichtungen. Das genossenschaftliche Denken bejaht das Privateigentum, verneint aber eine schrankenlose Verfügungsgewalt auf Kosten der andern. Erinnert sei hier an das Grundrecht am Boden, wie es in der Innerschweiz in den Allmenden und anderswo in den Korporationen so vorbildlich verwirklicht worden ist. Nur wo für jeden Bürger das Grundrecht am Boden besteht, kann sich dieser wirklich als freier Mann fühlen. Mit dem 7. Juni hat die Nationale Aktion eine neue, politische Verantwortung übernommen. Unsere Aufgabe ist es, nicht zu zerstören, sondern aufzubauen! Vieles wird in unserem Staate anders, wenn nur einmal der von jedem Bundesrat, Ständerat und Nationalrat abgelegte Amtseid wieder ernst genommen wird. Ich kann es mir nicht verwehren, Ihnen, liebe Mitbürger und liebe Mitbürgerinnen, die ganze Eidesformel, die jeden schweizerischen Parlamentarier verpflichtet, vorzulesen: «Ich schwöre vor Gott, dem Allmächtigen, die Verfassung und die Gesetze des Bundes treu und wahr zu halten; die Einheit, Kraft und Ehre der schweizerischen Nation zu wahren; die Unabhängigkeit des Vaterlandes, die Freiheit und die Rechte des Volkes und seiner Bürger zu schützen und zu schirmen und überhaupt alle mir übertragenen Pflichten gewissenhaft zu erfüllen, so wahr mir Gott helfe.» Wenn unsere Parlamentarier wirklich diesem Eid nachleben würden, wenn sie Volksvertreter und nicht Interessenvertreter wären, dann würde es mit uns besser bestellt sein. Dieser Eid sei unser Programm!

Wir wollen wahren Einheit, Kraft und Ehre der schweizerischen Nation! Wir wollen die schweizerische Eigenständigkeit bewahren. Wir schämen uns nicht, zu sagen, dass wir unsere Heimat über alles lieben. Wir wollen für die kommende Generation, für unsere Kinder, unsere Heimat sichern. In den beschränkten Raum, den wir haben, können wir nicht unbeschränkt Ausländer hineinnehmen und deshalb haben wir den Kampf gegen die Überfremdung geführt und werden ihn weiterführen. Man hat uns vorgeworfen, unsere Initiative habe dem Ansehen der Schweiz im Ausland geschadet. Wer schadet wohl mehr unserm Ansehen: Unsere Banken, die ausländische Fluchtgelder und hinterzogene Steuergelder horten und mit ihren so genannten «Gangster-Konti» bis über den Atlantik zu einem Skandal werden, oder unsere Nationale Aktion? Wir sind gewillt die Rechte des Volkes und seiner Bürger zu schützen und zu schirmen. Wir werden den Kampf gegen die Wohnungsnot führen. Es geht nicht an, dass ganze Familien aus ihren preisgünstigen Altwohnungen einfach hinausgeschmissen werden. Wir bekämpfen die Bodenspekulation, den Ausverkauf unserer Heimat! Und wir sind dafür, dass ein gesunder Ausgleich in unserer Eidgenossenschaft weiter bestehen muss, zwischen einem gesunden Bauernstand, einem gesunden Gewerbe und der Industrie. Und dass nicht die Industrie allein diktieren darf! Wir sind der Ansicht, dass in Zukunft das Mitbestimmungsrecht des Arbeitnehmers im Sinne des genossenschaftlichen Denkens irgendwie verankert werden muss. Ein ganz besonderes Anliegen ist uns die Vorsorge für das Alter! Wir stehen ein für die Unabhängigkeit unserer Heimat. Sie ist unvereinbar mit der Integration, mit der EWG, oder gar mit einer Beteiligung an der UNO! Wir unterstützen alle, die die Waffenausfuhr energisch als ein Krebsübel bekämpfen. Wir wollen eine starke Armee, aber nicht eine, die das Kapital, sondern eine, die die Heimat schützt! Wir wollen Nationalräte, Ständeräte und Bundesräte, die ihren Eid ernst nehmen, nämlich die Rechte des Volkes und seiner Bürger zu schützen. Bei dieser Gelegenheit möchte ich doch ausdrücklich betonen, dass wir vorderhand keinen Grund haben, Herrn Bundesrat Brugger mit seinem Stabilisierungs-Versprechen das Vertrauen zu entziehen. Herr Brugger hat eine ungemein schwere Aufgabe zu lösen. Dagegen sind wir der Ansicht, dass in Zukunft unsere Aussenpolitik nicht länger ausschliesslich Sache des Bundesrates sein darf – denken wir an das Italiener Abkommen! -, sondern von Parlament und Volk mitbestimmt werden muss. Der Kampf wäre auch eminent wichtig gegen die Gleichschaltung unserer Seelen, wie die Jungen sagen: gegen die Manipulation durch eine gelenkte Presse, eine geschmierte Presse! Liebe Mitbürger und Mitbürgerinnen, damit wir das alles annähernd in den nächsten Jahren erreichen, ist es nötig, dass wir bestrebt sind, in allen Kantonen zu schauen, dass unabhängige Volksvertreter und nicht Interessenvertreter in unsere städtischen, kantonalen und Bundesparlamente einziehen! Da braucht es Ihre Mithilfe, da braucht es Ihr Vertrauen! Meine lieben Mitbürger und Mitbürgerinnen! Ich komme zum Schluss. Und da will ich es nicht unterlassen, an diesem Tag, hier in der Innerschweiz, an die Mahnung von Bruder Klaus zu erinnern, dessen ehrwürdige Gestalt nicht nur hier, sondern in der ganzen Eidgenossenschaft hohes Ansehen geniesst, eine Mahnung, die er vor fünfhundert Jahren in einer ähnlichen Situation des Machtstrebens wie der Unsrigen, geäussert hat: «O liebe Freunde, macht den Zaun nicht zu weit, damit ihr in Frieden, Ruh und Einigkeit und eurer sauer erworbenen löblichen Freiheit bleiben möget, nicht euch belastend mit fremden Angelegenheiten, nicht euch bindend an fremde Herrschaft, hütend euch vor Zweiung und Eigennutz, hütend euer Vaterland, bleibend darby und nicht an Kriege denkend. Falls euch aber jemand überfallen wollte, dann streitet tapfer für eure Freiheit und euer Vaterland.»

 

 

Cosa dice l’UDC sull’assassinio di Locarno lunedì, Mar 3 2008 

Contro i tre uomini che a Locarno picchiarono a morte un ventiduenne è stata aperta un’inchiesta per omicidio. Lentamente ci si sta accorgendo in tutti i partiti della grave situazione: diversi politici richiedono punizioni “dure” ed “esemplari”. Capiscono ora PLR, PPD e PS che le richieste e gli avvertimenti degli ultimi anni fatti dall’UDC erano esatti e giustificati? Si può attendere con curiosità se i partiti di governo saranno anche così conseguenti quando si tratterà di sostenere l’UDC nell’iniziativa espulsioni.

Carnevale ticinese: nella notte per sabato tre uomini picchiano così tanto un ventiduenne ticinese che questo dopo qualche ora muore all’ospedale. I tre colpevoli erano già conosciuti alla polizia cantonale. Avevano già colpito l’anno scorso, ma senza conseguenze mortali. Due dei picchiatori balcanici provengono dalla Bosnia, uno dalla Croazia. Due possiedono il passaporto svizzero. Nei loro profili su internet si vantano di essere dei bulli, picchiatori e grandi bevitori e cercano offensivamente “relazioni amorose con donne”. “Dormo tutto il giorno e guadagno bene”, così definisce uno dei colpevoli la suo opera giornaliera.

Da anni l’UDC indica questi abusi, con i quali abbiamo a che fare anche in questo caso: una pratica di naturalizzazione insoddisfacente, insicurezza sulla strada, caos senza paragoni nelle scuole, violenza giovanile tollerata, inasprimento delle leggi, una esecuzione delle pene troppo alla buona, crescita degli abusi alle opere sociali, in poche parole: la totale bancarotta della politica Laissez – faire della sinistra.

L’UDC (zurighese, N.d.R.)era ed è l’unico partito che non ha mai chiuso gli occhi. Richiede provvedimenti immediati come anche delle leggi più severe, si posiziona contro naturalizzazioni troppo rapide e, con l’iniziativa espulsioni, mette un chiaro segno per più ordine, responsabilità e sicurezza. Reati e violenze devono avere conseguenze, la sicurezza delle vittime è prima priorità. Inoltre bisogna ritirare la cittadinanza a criminali provenienti dall’estero.

Anche politici di sinistra cominciano a essere consapevoli. L’UDC pretende dai partiti di governo, ma anche dal ministro di giustizia Eveline Widmer-Schlumpf rapidi e … provvedimenti:

Sostegno dell’iniziativa UDC “per l’espulsione dei criminali stranieri”, prossimamente consegnata

Rapida votazione su questa iniziativa

Adattamento del diritto civile per il ritiro della cittadinanza svizzera

Inasprimento del codice penale

Berna, 5 febbraio 2008

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